Chevrolet Corvair Monza: meteora luminosa, ma di breve durata

Soccombette alla Mustang dopo solo pochi anni

Chevrolet Corvair Monza

La prima piattaforma Z di General Motors trovò impiego esclusivamente sulla Chevrolet Corvair. Dopotutto, nessun’altra auto americana combinava un telaio costruito da Fisher con motore d’alluminio a sei cilindri contrapposti raffreddato ad aria, montato sul retro. Mossa coraggiosa di Ed Cole nelle compatte, la Corvair sembrava per design provenire da un produttore francese. O forse dalla torinese Ghia, attraverso la Volkswagen Karmann. Invece la Corvair è stata progettata e costruita a Detroit. Dopo aver sopportato, immeritatamente, una gogna mediatica, GM era pronta a elevarla di livello nel 1965. Ciò significava sospensioni indipendenti, assali rinforzati, freni maggiorati, sterzo più reattivo e linee più eleganti. Un lifting in piena regola. Inizia così la storia della Chevrolet Corvair Monza.

Chevrolet Corvair Monza: una passione di famiglia

Christian Mejia è un property manager innamorato delle Corvair: 25 gli esemplari messi nel garage personale. Eppure è la sua Monza del 1965 ad attirare la maggior parte dell’attenzione, acquistata nuova. Tramandata di padre in figlio, sebbene Christian sia riuscito a farla schiantare due volte prima di propendere per una ricostruzione completa, c’è di che essere soddisfatti del prodotto finale. I cambiamenti principali riguardano, oltre alla sospensione posteriore indipendente, le maniglie delle portiere e i tergicristalli più sottili, nonché un volante ridotto di dimensioni, per facilitare l’ingresso nell’abitacolo, piuttosto ricercato.

La sopravvivenza delle più forti

Gli anni Sessanta segnalano, dapprima, buone vendite, poi però Corvair accusa la concorrenza apportatale dalla fiammante Ford Mustang. E Chevrolet scelse di canalizzare gli sforzi produttivi sulla Camaro. Una lotta tra titani che, giocoforza, tagliò fuori la Chevrolet Corvair Monza. Loro sopravvissero, la Corvair abdicò. Almeno la disinibita cabriolet rimase ancora disponibile per un breve periodo, nonostante i numeri commerciali  in drastico calo: 10.345 unità vendute per il ’66, 2109 per il ’67, 1386 per il ’68, e appena 521 per ’69.

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