Come produrre 900 litri di carburante con una tonnellata di rifiuti. Rivoluzione vera

Il sogno di trasformare la plastica in combustibile

La questione della trasformazione dei rifiuti in carburante assilla le menti di ingegneri e ambientali da sempre. Molte volte ci sono andati vicini, ma mai così tanto da poter alzare le braccia al cielo. Questa volta sembra che le cose possano andare a buone fine ovvero che la conclusione sia finalmente positiva, ricordando però tre aspetti.

Ammontano infatti a 5 trilioni i pezzi di plastica che galleggiano sulle acque dei nostri oceani. Il 65% dei gas a effetto serra è poi costituito da diossido di carbonio dovuto all’utilizzo di combustibili fossili e ai processi industriali. Quindi il 26,5% della produzione globale di elettricità è fornita da energie rinnovabili. Ecco allora che grazie alla pirolisi – il processo che determina la rottura delle catene molecolari che rendono la plastica rigida e sempre in assenza di ossigeno ovvero senza combustione, ossidazione ed emissioni -, la società svizzera Grt Group, specializzata in energie rinnovabili promette di trasformare la plastica in combustibile.

Come spiegato dall’amministratore delegato della società, con quattro impianti da 5.000 tonnellate si eviterebbero le emissioni di anidride carbonica prodotte da 6 mila persone residenti in Italia. E si potrebbe fare a meno di una discarica grande 28 ettari, cioè 40 campi da calcio. Calcolando che nel nostro Paese si raccolgono circa 150.000 tonnellate di plastica l’anno, si potrebbe realizzare un centinaio di impianti di questo tipo.

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