Multe Bologna: addio messo comunale, torna la notifica via raccomandata

Le polemiche hanno imposto il dietrofront

Le proteste piovute dopo la rinuncia hanno alla fine convinto il Comune di Bologna a riutilizzare la classica raccomandata per inoltrare le multe scaturite da violazioni al Codice della strada.

ANNUNCIO UFFICIALE – L’amministrazione ha comunicato la decisione della Giunta attraverso un’apposita nota: “Alla prossima scadenza del contratto per servizio di recapito dei verbali di violazione al Codice della strada sul territorio cittadino, il 30 giugno il Comune abbandonerà dunque il sistema di notifica tramite messi. Una decisione presa considerando prioritaria l’adozione di modalità di recapito il più possibile efficaci e che non generino, per quanto possibile eccessivi disagi ai destinatari degli atti”.

I CONTRASTI – I forti disagi procurati avevano condotto il Difensore civico regionale a bocciarne le notifiche via messo comunale, mentre Palazzo D’Accursio, nell’annunciare la sperimentazione, aveva sottolineato che questa modalità si traduceva in un minore costo per il destinatario dell’atto pari a 3,83 euro (10,8 contro 14,63 euro) assieme a quello dell’ente. Risparmio che ha però portato risultati peggiori e proprio per questo si torna alla vecchia soluzione.

DUBBI SUI GIORNI – A occuparsi della questione l’art. 201 del Codice della Strada: laddove la violazione non possa essere immediatamente contestata il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati, accompagnato dai motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata deve informare l’effettivo trasgressore entro 90 giorni dall’accertamento. La scarsa chiarezza ha visto protagonista il Comune di Milano, secondo cui tale scadenza è permesso cominci in qualunque momento e i problemi sorgono in situazioni dove il conducente che ha arrecato danno a uno dei soggetti indicati nell’art. 196 venga riconosciuto soltanto in seguito attraverso la targa. Come data in cui è stato scoperto il comportamento fuori legge viene fatto affidamento ai pubblici registri e dunque se per esempio nel marzo 2018 venisse esaminata un’infrazione commessa durante maggio 2016 i 90 giorni verrebbero calcolati da marzo 2018, sebbene l’interpretazione prevalente preveda scattino dall’illecito

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