Il risarcimento da morte del congiunto spetta anche ai parenti non appartenenti alla famiglia nucleare. Così ha pronunciato la Suprema Corte, III sezione civile, con la sentenza n. 21230 del 20.10.2016.

SENTENZE CONTRADDETTE

Deceduta una nonna in un sinistro stradale, alcune nipoti hanno chiesto un risarcimento per la perdita. Sia in primo che in secondo grado, Tribunale e Corte d’Appello di Roma hanno rigettato la domanda. Sulla base di una certa giurisprudenza che aveva introdotto il requisito della convivenza. Ma i Giudici di Piazza Cavour rilevano innanzitutto che la famiglia non può ridursi a quella “nucleare”. I nonni hanno diritti e doveri verso i nipoti, ma soprattutto “la convivenza è un elemento estrinseco, transitorio e del tutto casuale…di per sé poco significativo”, come tale inidoneo ad essere preso a parametro per valutare la sussistenza di un danno nei parenti che perdono il congiunto per colpa altrui.

DIRITTO INVIOLABILE

La Corte di Cassazione coglie qui l’occasione per fare un’analisi sui soggetti indennizzabili. Secondo l’art. 2059 c.c. va risarcito colui che vede leso un “diritto inviolabile”, come ad esempio, il diritto ai rapporti familiari. Ma non è la “famiglia nucleare” (madre, padre e figli). Tanto è vero che i rapporti tra nonni e nipoti sono oggetto di diverse disposizioni normative volte a garantire diritti e obblighi tra di loro. Quindi la famiglia dev’essere intesa in senso più largo. Senza tanto meno subordinare la validità del legame parentale.

CONVIVENZA

Gli elementi che costituiscono il legame familiare, la solidarietà e il sostegno affettivo ed economico possono anche non esservi in due parenti conviventi, essendo “la convivenza un elemento estrinseco, transitorio e del tutto casuale…di per sé poco significativo”. Inoltre, chiosano gli Ermellini, se si ritenesse che nipoti e nonni, per la morte del congiunto, siano risarcibili quando c’è convivenza, si introdurrebbe un arbitrario automatismo. E gli automatismi, nel risarcimento del danno alla persona, sono inaccettabili. A chirirlo le note sentenze “gemelle” SSUU del 2008, dette “di San Martino”.

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