Consumi auto FCA: depositate 21.000 adesioni class action in tribunale

Prosegue la battaglia contro il gruppo

L’epoca recente ha narrato diversi scandali legati al mondo automobilistico. Oltre al famoso dieselgate Volkswagen, un polverone di polemiche si è sollevato, sebbene con toni minori, pure su altri brand, inclusa FCA.

AVVIATE AZIONI LEGALI – Pubblicato da Altroconsumo il bilancio sulle adesioni formali alla class action contro il gruppo italo-americano, concessa dal tribunale di Torino. 27.789 gli iscritti online all’azione risarcitoria, 21.031 sono le domande formali presentate dai legali di Altroconsumo, provenienti dai possessori della Fiat Panda 1.2 benzina 51 kW di tutta Italia, arrivate prevalentemente dai guidatori della Lombardia col 20,6%, davanti a quelli residenti in Piemonte (13,3%), Toscana (9,63%) e Lazio (9,21%). Alla stima andrebbero sommate le richieste depositate direttamente dai singoli automobilisti presso la cancelleria nel capoluogo piemontese, malgrado manchino dati ufficiali.

LE COLPE ATTRIBUITE – L’occasione ha dato modo ad Altroconsumo di riportare a galla la questione: “Sono arrivate – riporta l’associazione – nuove evidenze a supporto di quanto scoperto e denunciato da Altroconsumo. L’ICCT, International Council on Clean Transportation, ha condotto uno studio che rafforza quanto già provato da Altroconsumo sui consumi bugiardi della Panda (ma anche della VW Golf): l’istituto ha determinato quanto si possa sottostimare il consumo di carburante sui rulli nel ciclo ufficiale di omologazione partendo da dati di attrito alquanto favorevoli. I risultati così costruiti sono poi presentati al consumatore finale via informazioni pubblicitarie e attraverso i concessionari, in tutta Europa“. Bisogna infatti ricordare che un’auto necessita di benzina per vincere l’attrito di gomme e aria, un dato ricavato in modo unilaterale dai Costruttori, utile a programmare l’attrito dei rulli, mentre i risultati ne vengono influenzati in modo determinante. Secondo infatti lo studio condotto da ICCT “è risultato che mediamente circa un terzo della differenza tra consumi dichiarati e consumi su strada è dovuta proprio all’utilizzo da parte dei Produttori di parametri che non rappresentano verosimilmente la guida nel mondo reale”.

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