Troppi i veicoli nel registro auto storiche, l’Aci: “Necessario stringere le norme”

Il presidente Sticchi Damiani: “Solo 800mila dei 4 milioni di veicoli hanno un reale valore storico, gli altri sono solo auto vecchie da rottamare”.

Due esempi di auto storiche
Due esempi di auto storiche

L’Aci punta il dito contro il registro delle auto storiche. Più di 3,2 milioni di veicoli (sui 4 milioni del registro) non avrebbero un reale valore storico ma sono semplicemente vecchie auto poche sicure che inquinano e come tali, da rottamare. E’ questa la denuncia fortissima da parte del presidente dell’Aci Angelo Sticchi Damiani. Il fenomeno si è diffuso soprattutto con l’avanzare della crisi: dopo 20 anni, invece di rottamare l’auto, si può risparmiare sia di bollo che di assicurazione, in virtù dell’iscrizione al registro delle auto storiche.

Un registro nato con l’intento di tutelare e preservare il valore di un auto non più destinata (solo) alla strada ma soprattutto alla passione dei proprietari o dei collezionisti. In verità si è trasformata in una mezza farsa “all’italiana”, per ottenere il via libera all’iscrizione occorre un club che certifichi il reale valore storico della vettura, ma, allo stesso club, è necessario pagare una quota associativa che certifichi che tu sei un vero appassionato. In pratica tu paghi il controllore per avere sconti e prezzi agevolati. Un cortocircuito interno che, però, rischia di penalizzare i veri appassionati, e non gli imbroglioni.

Il presidente dell’ACI ha anche proposto di affidare al Pubblico Registro Automobilistico il controllo sulla copertura assicurativa dei veicoli per combattere l'”evasione” delle assicurazioni. Si calcolano in circa 2 miliardi i danni per le società assicuratrici in virtù di circa 4 milioni di macchine che girano ogni giorno senza Rca.

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