Autovelox irregolari se non c’è manutenzione. Come fare ricorso

Una recente decisione della Corte Costituzionale “rovescia” l’onere della prova ai pubblici ufficiali sulla corretta taratura degli autovelox mobili.

E’ senza ombra di dubbio uno dei peggiori incubi degli automobilisti anche se, al di là della pessima nomea che si è guadagnato, costituisce anche un notevole deterrente per la prevenzione degli incidenti stradali ed il controllo dei limiti di velocità, uno dei cardini della sicurezza.

Avrete capito che stiamo parlando degli autovelox, quei “diabolici” aggeggi che, appostati spesso nei luoghi più impensati, sono pronti a cogliere in – giusto – fallo gli sprovveduti conducenti di veicoli che trasgrediscono le indicazioni del codice della strada.

Nati con tutt’altro scopo – l’autovelox si chiamava all’inizio Gatsometer o ‘Gatso’, dal nome del suo inventore l’olandese Maurice Gatsonides, pilota automobilistico ed ingegnere che utilizzava il suo apparecchio per misurare le velocità massime raggiunte dalle auto da lui preparate – il rilevatore mobile di velocità ha spesso sollevato grandi polemiche per i modi e per gli scopi con cui, talvolta, viene utilizzato, non sempre con scopi preventivi.

L’ultimo polverone sorto intorno agli autovelox è stato provocato da una recente sentenza della Corte Costituzionale che, contraddicendo quello che precedentemente era stato stabilito dalla Cassazione, ha definitivamente deciso che anche gli apparecchi mobili, oltre a quelli fissi per cui era già obbligatorio, debbano essere periodicamente sottoposti a ispezione e taratura, pena la nullità della sanzione.

Le possibilità di ricorso e le sue modalità

Si trattava, come è facile intuire, di una norma del tutto irragionevole che distingueva fra i due tipi di apparecchi adducendo scuse piuttosto futili e sostanzialmente insostenibili, come il fatto che “la pattuglia che la usa è in grado di comprendere se funziona bene”.

Di fatto la decisione era probabilmente volta a prevenire la pioggia di ricorsi che l’obbligo di taratura avrebbe portato con sé e che ora la presa di posizione della Corte Costituzionale inevitabilmente finirà per agevolare. Nei verbali, dunque, da ora in avanti, anche se accertati con apparecchi mobili, deve comparire oltre alla tipologia di apparecchio utilizzato, anche la taratura e la certificazione delle operazioni di manutenzione effettuate, pena la possibilità di impugnare la multa.

Per quanto riguarda il pregresso, la situazione è più complicata: se infatti è impossibile contestare multe già pagate, per quanto riguarda quelle non pagate l’assenza dei dati sopra descritti rende assai elevata la probabilità di successo in caso di contestazione da parte dell’automobilista, purché si tratti di autovelox a postazione mobile.

Il ricorso può essere, al solito, fatto sia al Prefetto che al Giudice di Pace: nel primo caso è gratuito e vale il principio del silenzio assenso, nel senso che se il prefetto non respinge l’esposto entro i tempi previsti, questo si considera accolto. Nel secondo caso occorre versare una cauzione di 39 euro, ma una volta fissata l’udienza, l’esito è comunicato in maniera immediata.

 

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