Brexit: il Regno Unito fuori dall’UE, gli effetti sull’industria dei motori

Ipotizzate le conseguenze

Chiunque ormai parla solo di Brexit, cioè la decisione presa dal Regno Unito di uscire dall’Unione Europea. Il referendum di giovedì scorso ha fornito i suoi verdetti. Resta ora da comprendere quali effetti potrà sortire, qui, naturalmente, col focus sull’industria dei motori.

DAZI DOGANALI

Secondo gli esperti serviranno due anni prima del distacco totale dal Vecchio Continente. Il mercato UK, va ricordato, è secondo solo alla Germania per volumi e pesa per il 18,54 % sul totale della UE. Nel 2015 gli inglesi hanno acquistato 2.633.503 di auto (+6,3%) e nei primi cinque mesi di quest’anno l’industria locale ha fatto segnare una crescita del 4,1 % a 1.164.870 unità. I dazi doganali, riportano le prime ipotesi, avranno una tariffa del 10% per i veicoli che attraverseranno lo stretto. Dettagli che andranno rimessi in discussione quando l’uscita sarà interamente avvenuta.

LE CASE VACILLANO

Le case automobilistiche con stabilimenti di produzione nel Regno Unito si erano schierate le scorse settimane esplicitamente a favore del “remain” nel mercato unico europeo. Oggi, visto l’esito del voto, le reazioni oscillano tra il cauto e lo stizzito. Da BMW fanno sapere che il prossimo sarà un “periodo d’incertezza”, ma che non ci saranno cambiamenti immediati. La preoccupazione dei marchi giapponesi e coreani, invece, riguarda gli investimenti. Temuti in particolar modo i futuri accordi commerciali che dovranno essere ridiscussi tra il Regno Unito e l’Unione Europea. Nel caso in cui venissero reintrodotti i dazi, la produzione in UK potrebbe diventare poco competitiva.  I costruttori valuterebbero quindi l’ipotesi di spostarsi altrove.

FCA

Una delle prime reazioni politiche proviene dall’Olanda. Il leader dell’estrema destra, Geert Wilders, ha reclamato il diritto dei cittadini dei Paesi Bassi a pronunciarsi sulla loro permanenza nell’Unione Europea.  Interessata alla vicenda Fiat Chrysler Automobiles. La società italo-americana non ha infatti solo domicilio fiscale a Londra, ma anche passaporto olandese. L’eventuale successo del “leave” potrebbe costringere FCA a traslocare negli USA o magari tornare in Italia.

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