Auto ad aria compressa: cos’è, il primo modello Tata

Dopo varie disavventure, Tata Motors produrrà il primo modello

Favorevoli e contrari. Le auto ad aria compressa generano reazioni contrastanti. Uno schieramento ritiene che abbiano rallentato il loro sviluppo a causa degli interessi attinenti all’industria petrolifera. Gli oppositori sostengono che, ai costi elevati, non sono corrisposti prototipi di livello soddisfacente, troppo poco sicuri.

Auto ad aria compressa: la meccanica

Ma come funzionano le auto ad aria compressa? I propulsori convertono, attraverso il movimento meccanico, lineare e rotativo, l’aria compressa. Che esce, dai suoi serbatoi, a pressione elevata. Lo spostamento provocato muove un pistone o una turbina, collegata ad un albero motore. Questo categoria di mezzi, ad emissioni zero, è sì efficiente, ma dispendiosa. Un grosso scoglio è rappresentato dalla densità energetica immagazzinabile. In altre parole, tali veicoli, per sviluppare una potenza soddisfacente, devono disporre di bombole enormi. Per convertire l’aria compressa si verificano perdite rilevanti, cosa che non capita per le auto elettriche, in grado di trasformare, senza sprechi, l’energia elettronica in meccanica.

Auto ad aria compressa: i concept Eolo e Airpod

Diversi progetti si sono avvicendati nel corso degli anni. Eolo, concept dell’ingegnere francese CyrilGuyNègre, debuttò al Motorshow di Bologna 2001. Suscitò scalpore, anche per via dei 100 km, che sarebbe stata in grado di compiere, con solamente 77 centesimi di euro. Lo davano prossimo all’uscita, svanì come fumo. Dopo pochi giorni, i 90 operai, addetti alla costruzione, furono cassaintegrati. CyrilGuyNègre ci ha riprovato, occupandosi dell’Airpod. Illustrato al Salone di Ginevra 2009, sono stati ufficialmente avviati, da Motor Development International, i lavori a Bolotana, in Sardegna. Airpod, vettura a 3 posti, anche nelle versioni berlina, minibus e monovolume, sarebbe dovuto uscire, ad un ritmo di 2.000 pezzi all’anno dal 2015. La tecnologia carente e problemi logistici (i distributori non esistono) hanno portato al rinvio.

Auto ad aria compressa: primo modello per il 2020

Del primo modello in commercio non ve n’è traccia. Una scommessa che si assume Tata Motors. “Siamo all’inizio dell’industrializzazione del progetto dell’auto ad aria compressa – ha dichiarato il capo degli ingegneri Tim Leverton – Purtroppo ha richiesto più tempo del previsto ma può dare a Tata Motors una spinta decisiva nel campo della mobilità sostenibile Se tutto prosegue secondo i piani ci aspettiamo che il lancio avvenga nel 2020.

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