Autobianchi compie sessant’anni: un po’ di storia

Mesto compleanno per un brand automobilistico che ha contribuito a motorizzare il Paese, ma che non sforna più vetture dal 1995. Ripercorriamo le vicende storiche della casa che ha messo in strada vetture iconiche come la Bianchina, l'A112 e la Y10.

Storia Autobianchi A112
La "leggendaria" Autobianchi A112, prodotta dal 1969 al 1986 e venduta in oltre 1.250.000 esemplari.

Autobianchi è un brand automobilistico che ha contribuito a motorizzare il nostro Paese. Questa casa motoristica ormai non produce più vetture da molto tempo, per l’esattezza dal 1995, anno in cui festeggiò i 40 anni di storia. Un mesto genetliaco. Oggi le candeline sarebbero 60, ma non c’è niente da festeggiare. Nel 2013 la stampa di settore riportò alcuni rumors che volevano il nascente gruppo FCA, proprietario del marchio, interessato a rimettere in strada vetture Autobianchi. Un modo per presidiare meglio il mass market con modelli dal costo particolarmente contenuto, come fatto da Renault con Dacia e da Volkswagen con Skoda. Indiscrezioni rivelatesi prive di fondamento.

DALLE BICI ALLE AUTOMOBILI – L’Autobianchi nacque l’11 gennaio 1955 su iniziativa di Ferruccio Quintavalle, direttore generale della Bianchi, nota fabbrica di bicicletta, la più vecchia al mondo tra quelle ancora esistenti. L’azienda aveva anche una divisione che produceva autoveicoli, inaugurata nel 1899, quattordici anni dopo l’apertura dell’officina. Nel secondo dopoguerra il comparto, però, stava attraversando una grossa crisi. Quintavalle, per rilanciarlo, cercò e ottenne il supporto di Fiat e Pirelli. Le tre realtà divennero socie paritetiche dell’Autobianchi. La neonata società aveva inizialmente un capitale sociale di tre milioni e mezzo di lire.

Autobianchi Bianchina
La Bianchina, resa celebre anche dalle pellicole con Paolo Villaggio nei panni del Ragionier Ugo Fantozzi.

LA BIANCHINA DI FANTOZZI – La prima vettura Autobianchi a uscire dagli stabilimenti di Desio fu la celeberrima Bianchina, prodotta dal 1957 al 1969 in circa 320.000 esemplari. Un modello reso immortale anche da Fantozzi, il più noto personaggio del comico Paolo Villaggio, per oltre 30 anni alla guida di questo mezzo. Il successo commerciale dell’autovettura fu notevolissimo per l’epoca, ma non sufficiente a ripianare l’ingente investimento iniziale. Ben presto la Bianchi fu costretta a cedere le sue quote a Pirelli e Fiat. Il Lingotto, nel 1968, assorbì completamente il marchio. Nel frattempo arrivarono il Visconteo, un autocarro alquanto noto, e la Stellina, spider prodotta in soli 502 esemplari. Attualmente molto ricercata dai collezionisti, la Stellina fu la prima vettura in vetroresina assemblata in Italia. Pesava solo 660 kg ed era inattaccabile da parte della ruggine. Costava troppo per l’epoca: quasi un milione di lire (1963).

 

GLI ANNI DEGLI ESPERIMENTI – Negli anni successivi uscirono dagli stabilimenti di Desio altri modelli, alcuni di poca rilevanza come la Giardiniera, altri assolutamente innovativi come la Primula. La prima (1966-1977) era un semplice rebranding della Fiat 500 Giardiniera. La seconda (1964-1970) era una berlina a trazione anteriore con motore trasversale. Si trattò di un esperimento del Lingotto che non usava questa soluzione tecnica perché, nel collaudo della prima vettura a trazione anteriore effettuato nel 1932, il mezzo prese fuoco ferendo anche lo stesso Giovanni Agnelli. Anche l’A111 (1969-1972) fu una specie di esperimento: si trattava di una versione aggiornata della Primula che, stando ai progettisti del modello, doveva rimpiazzare la vetusta Fiat 1300. Il Lingotto, però, non era pienamente convinto dell’auto e preferì commercializzarla attraverso il meno pregiato marchio Autobianchi.

 

LA CELEBERRIMA A112 – È sempre targato 1969 il più grande successo commerciale dell’Autobianchi, ossia l’A112. Era considerata la risposta italiana al crescente interesse palesato dagli automobilisti dell’epoca per la Mini. Il progetto “X1/2”, questo il nome in codice del modello, fu messo in piedi dal noto designer Dante Giocosa. L’A112 fu un successo: restò nelle concessionarie fino al 1986 e fu venduta in oltre 1.250.000 esemplari. Nel 1971 fu rielaborata presso l’atelier di Carlo Abarth. Le innovative soluzioni tecniche studiate per l’Autobianchi A112 furono riprese per realizzare un altro modello di enorme successo, ossia la Fiat 127.

Piace alla gente che piace
Il noto spot della Y10.

PIACE ALLA GENTE CHE PIACE – L’ultima vettura a fregiarsi del logo Autobianchi fu la Y10 (1985-1995), un’altra vettura iconica, capace di rivoluzionare il mercato automobilistico e non solo per alcuni dettagli innovativi, come il portellone completamente piatto, ma anche per alcune pregevoli idee di marketing: lo slogan “piace alla gente che piace” divenne rapidamente un tormento. L’Autobianchi Y10, inoltre, fu tra i primi modelli, in Italia e nel mondo, a stipulare accordi con noti brand di moda, e non solo, per realizzare allestimenti esclusivi come la celeberrima Y10 Fila o le versioni Missoni e Martini. Si trattava, però, del canto del cigno per questo marchio automobilistico, perché già dai suoi esordi, la Y10 veniva commercializzata all’estero con il marchio Lancia, più noto e dal maggiore appeal, dovuto ai successi nel WRC della Delta.

Runabout
Concept car dal design futuristico, presentata al Salone di Torino del 1969.

L’AUTO DEL FUTURO…NEL 1969 – In questa carrellata di modelli marchiati Autobianchi, però, manca forse la vettura che maggiormente ha entusiasmato la stampa di settore, alimentando anche le fantasie degli automobilisti di tutto il mondo: la Runabout. Questa concept car fu presentata al salone di Torino del 1969 e lasciò tutti a bocca aperta per il suo design avveniristico. Era una spider che assomigliava, allo stesso tempo, a una navetta spaziale e a un motoscafo da corsa. Può essere considerata la summa di tutta la sapienza motoristica di Autobianchi, casa automobilistica sempre avanti. Forse troppo.

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