Alfa Romeo Duetto: la spider che da 50 anni incanta gli italiani e non solo

Celebrato il 50esimo anniversario della spider

In un’era così improntata al consumo solo le autentiche eccellenze rimangono inalterate nel fascino e l’Alfa Romeo Duetto lo dimostra appieno. Trascorsi esattamente cinquant’anni dalla sua prima generazione, parecchi appassionati di auto le riservano un posto speciale nel proprio cuore.

“OSSO DI SEPPIA” – Avvincente la sua costruzione. Nata nel 1966, gli ingegneri del Biscione, costretti a tenere bassi i costi di produzione, prendono il pianale della Giulia e lo adattano allo scopo, accorciandone il passo e irrobustendone le zone “nevralgiche” in seguito alla rimozione del tetto. Il design viene affidato a Pininfarina che inventa la ribattezzata “Osso di seppia”, dalla forma arrotondata della sua carrozzeria che la fa assomigliare proprio alla conchiglia del mollusco. Contribuisce al fascino l’apparizione ne “Il Laureato”, guidata nientedimeno che da Dustin Hoffman.

“CODA TRONCA” – Il motore 1.600 a 4 cilindri, alimentato da due carburatori doppio corpo, eroga 109 CV. Pesante 900 kg, raggiunge i 185 km/h. A un biennio dal lancio arriva il  1.779 della 1750 Spider Veloce, affiancato dal più piccolo 1.3 da 89 CV della Spider 1.300 Junior, ma solo un anno dopo arriva la “Coda Tronca”, versione chiamata così per la forma “tagliata” del posteriore. Ampliato il bagagliaio, il propulsore è un 2 litri da 132 CV, depotenziato nel 1975 a 128 CV. Tagliati i 190 km/h, disponibile tra gli optional il differenziale autobloccante. La variante destinata al mercato americano comprende iniezione meccanica e variatore di fase in una gamma completata dalle 1600, 1600 Junior e 1600 Veloce.

“AERODINAMICA” – Giunti al 1982, la “Coda Tronca” passa il testimone alla “Aerodinamica”. Rivedibile il nero impiegato lungo il muso e la coda, il 2 litri ha testa e canne in alluminio, distribuzione a doppio albero con comando a catena, iniezione meccanica Bosch, nonché quattro freni a disco. Le sospensioni, invece, riprendono lo schema della prima generazione con ruote indipendenti davanti e ponte posteriore. Il 1990 segna il ritorno a un look pulito, in cui profili neri e spigoli vengono banditi. I motori sono un 1.600 e un 2.000 da 109 e 126 CV, mentre dal 1992 la gamma si restringe al 2 litri da 120 CV catalizzato. La produzione dura fino al 1994, quando l’ultimo esemplare della quarta serie esce dalle catene di montaggio di Arese, lì dove oggi sorge uno dei centri commerciali più grandi d’Europa.

 

 

 

 

 

 

 

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