Alfa Romeo 33: cinque cose che forse non sai

Cinque curiosità legate a un'automobile che, assieme all'Alfasud, ha generato il fenomeno dell’alfizzazione del popolo.

L'Alfa Romeo 33, con oltre 900.000 esemplari immatricolati, è stato il secondo modello del Biscione più venduto di sempre, dopo l'Alfasud.

Con la nuova Giulia, l’Alfa Romeo spera di tornare ai fasti di un tempo, rinverdendo una tradizione motoristica caratterizzata sia da modelli capaci di regalare enormi emozioni sportive, sia da automobili best seller. Il Biscione, bene o male, è sempre rimasto nell’Olimpo delle vetture sportive, la 4C ne è l’emblema “viaggiante” (e prima la 8C, ma anche la Brera, pur in misura minore), ma da tempo non torna nella classifica delle auto più vendute. L’ultimo modello a lambire il milione di esemplari commercializzati è stato l’Alfa Romeo 33.

CINQUE COSE CHE FORSE NON SAI SULL’ALFA ROMEO 33 – Berlina prodotta dal 1983 al 1995, l’Alfa Romeo 33 fu assemblata presso gli stabilimenti di Pomigliano d’Arco. Ebbe un notevole successo commerciale: ne furono immatricolati 989.324 esemplari (866.958 per la berlina e 122.366 per la versione giardinetta/sportwagon). Numeri in linea con quelli del modello che andava a sostituire, ossia l’Alfasud (l’Alfa Romeo più venduta di sempre), con il quale condivideva il pianale e parte della meccanica. Tanti sono gli aneddoti legati all’Alfa Romeo 33: ve ne raccontiamo cinque.

Cinque cose che forse non sai sull'Alfa Romeo 33
Considerata tra le auto più belle di sempre, la 33 Stradale fu realizzata in soli 18 esemplari.

UN NOME “PESANTE” – Il nome è un chiaro riferimento a quello della fuoriserie Alfa Romeo 33 Stradale, prodotta dal 1967 al 1969 in soli 18 esemplari. Disegnata da Franco Scaglione e costruita dalla Carrozzeria Marazzi, l’Alfa Romeo 33 è quasi sempre presente nelle classifiche dei modelli di auto più belli di tutti i tempi. Nel 1967 e nel 1968 era presente nel listino ufficiale del Biscione, pur essendo una vettura per pochissimi: costava, di base, 9.750.000 lire. Una Ferrari, negli stessi anni, aveva un prezzo massimo di 6 milioni. Per una Jaguar occorrevano meno di 5 milioni.

Cinque cose che forse non sai sull'Alfa Romeo 33
Il caratteristico design della 33, una delle 2 volumi “e mezzo” di maggior successo.

UN CAPOLAVORO ARCHITETTONICO – Il design dell’Alfa Romeo 33 porta la firma di Ermanno Cressoni, primo architetto al mondo a diventare il responsabile di un centro stile automobilistico. Cressoni prese le redini di quest’ufficio del Biscione nel 1975. Il suo modello più riuscito fu, indubbiamente, l’Alfa Romeo Giulietta del 1977. Quello più criticato, invece, fu la Fiat Cinquecento del 1991 che tentava di ridare lustro al mito della 500 di Dante Giacosa.

Cinque cose che forse non sai sull'Alfa Romeo 33
Per oltre 15 anni la 33 ha servito la Polizia di Stato come “volante”.

LA VOLANTE PER ECCELLENZA – L’Alfa Romeo 33 è stata per oltre 15 anni l’automobile ufficiale della squadra volante della Polizia di Stato. La grande tenuta di strada del mezzo, le superbe prestazioni motoristiche e la notevole agilità hanno reso questo modello una delle “pantere” più apprezzate di sempre.

Cinque cose che forse non sai sull'Alfa Romeo 33
Una rara foto della versione Imola 3 dell’Alfa Romeo 33.

LA ROMBANTE IMOLA 3 – Una delle versioni più rare dell’Alfa Romeo 33 è, senza dubbio, la Imola 3 (1993). Quest’allestimento, pensato per la seconda generazione del modello (1989-1995), fu prodotto in poco meno di 2.000 esemplari. Le 33 Imola 3 montavano un motore da 1.351 cm³ boxer a iniezione elettronica (90 CV) e avevano un assetto molto sportivo.

Cinque cose che forse non sai sull'Alfa Romeo 33
La 1600 Spider “Duetto” guidata da un giovane Dustin Hoffman ne “Il Laureato”.

L’ALFA MENO CINEMATOGRAFICA – Pur avendo avuto conseguito sontuose performance commerciali ed essendo descritta, da molti storici dell’automobilismo, come l’auto che, assieme all’Alfasud, ha generato il fenomeno dell’alfizzazione del popolo, l’Alfa Romeo 33 appare raramente al cinema (escludendo le volanti della Polizia, ovviamente) e non è citata in alcuna canzonetta, destino toccato ad altre vetture del Biscione come la 1600 Spider “Duetto” de “Il Laureato”, la 6C guidata da Al Pacino ne “Il Padrino”, 156 Sportwagon utilizzata dal protagonista John Malkovich ne “Il gioco di Ripley” e l’Alfetta cantata da Daniele Silvestri nel noto brano “Gino e l’Alfetta”.

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