In piena globalizzazione l’export di auto avviene quasi all’ordine del giorno e possono talvolta crearsi sinergie che coinvolgono diversi continenti. Prendiamo ad esempio la Hyundai i10, modello prodotto dalla casa coreana, ma costruito in territorio europeo tra Russelsheim e Izmit. Mossi da tali presupposti noi di AutoToday abbiamo approcciato la prova su strada.

ESTERNI – Ispirata esteticamente alla filosofia “Fluidic Sculpture”, le proporzioni dinamiche danno un aspetto moderno e accattivante. Lo stile un po’ grezzo è stato rimpiazzato da linee piuttosto gradevoli, accompagnate da una sensibile crescita dimensionale, pari a 8 cm in lunghezza, 6,5 cm in larghezza e 4 cm in altezza.

INTERNI – Materiali di ottima fattura, lo stile compatto nasconde lo spazioso abitacolo e una plancia contraddistinta da design semplice, ma gradevole, nonchè pregevole per qualità e assemblaggi. Nient’affatto propenso ai fronzoli il cruscotto, con un piccolo display da cui accedere alle informazioni su consumi, velocità media, distanze percorse e temperature esterne. Sedile e volante, regolabili in altezza, permettono la corretta posizione di guida.

STRUMENTAZIONE – A fronte di una spesa leggermente superiore rispetto alla gamma base, l’allestimento Sound Edition ha un sistema infotainment nettamente superiore con schermo touch da 6”2 che permette di utilizzare qualunque funzionalità dello smartphone senza mai abbandonare il volante. Comprese inoltre navigazione satellitare, due porte USB ed una AUX per collegare qualsiasi moderno telefonino o lettore Mp3. Servizio ulteriore il riconoscimento vocale, facilmente personalizzabile attraverso le app scaricabili dallo store pre-installato.

PRESTAZIONI – Bagagliaio dai 1.046 litri con sedili abbattuti, il 3 cilindri 1.0 da 66 cavalli riserva sensazioni piacevoli al volante soprattutto se mantenute basse velocità, complice la corretta taratura delle sospensioni. Preciso negli innesti il cambio manuale a 5 rapporti, dalla corsa non troppo lunga e supportato da una frizione ben regolabile. La modulabilità dell’impianto frenante rientra nei pezzi forti, al contrario quando tendiamo a incrementare la velocità emerge un sottosterzo appena discreto, seppure nell’utilizzo quotidiano è difficile arrivare a tanto.

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