T-red, a che punto siamo con le inchieste?

Molti processi si sono chiusi con l’assoluzione per Raoul Cairoli, titolare della Citiesse, l’azienda che ha commercializzato il T-red in Italia e per Stefano Arrighetti, il creatore delle macchinette. Prossimo appuntamento in aprile a Biella

Un esempio di controllo al semaforo
Un esempio di controllo al semaforo

Dopo 104 processi penali a parlare è lui. Raoul Cairoli, titolare della Citiesse, l’azienda che ha commercializzato il T-Red in Italia, parla in un’intervista al Biellese dicendo la sua versione dei fatti. Sono passati mesi da quando nacque un’inchiesta a furor di popolo per via delle macchinette ai semafori che facevano strage di multe in mezza Italia. Veniva data la colpa alle macchinette, che c’era troppo poco tempo tra il rosso e il flash della macchina fotografica. Altri davano la colpa al semaforo: il giallo durava troppo poco, era la tesi di alcuni automobilisti infuriati per la contravvenzione da 150 euro (più 6 punti in meno dalla patente). In pratica tutta una macchinazione per far entrare più soldi nelle casse comunali e-diceva qualcuno – in quelle di Cairoli e di Stefano Arrighetti, il creatore delle macchinette. Arrighetti fu accusato a Rovigo tra il 2006 e il 2008 e ne è uscito completamente assolto. Adesso è il turno di Cairoli.

Le accuse di Cairoli

Il proprietario della Citiesse rovescia le accuse sui Comuni, che avrebbero utilizzato le sue attrezzature in maniera indebita e omologati in maniera irregolare per poter effettuare più multe possibili. Ammette di avere tutti e 150 i macchinari dissequestrati e pronti all’uso come prova: non funzionano come dovrebbero, dice Cairoli, l’intenzione è tutelarsi da possibili nuovi danni. Intanto prosegue la lista delle sue assoluzioni: a Verbania, Novara e Ivrea, dopo quella più grande di tutte, a Verona, assolto in primo grado e sentenza passata in giudicato dopo la rinuncia dell’accusa a presentare appello.

Prossimo appuntamento a Biella

Il prossimo appuntamento è per l’aprile 2015 con il processo a Biella. Un’indagine che però è confusa in virtù di un altro procedimento per falsa testimonianza nei confronti di un funzionario del ministero dei Trasporti, Francesco Mazziotta, che avrebbe confermato l’esistenza di un prototipo depositato al ministero costituito dalle sole telecamere. Ma in realtà quel modello apparve sei mesi dopo il T-Red. Un dettaglio che potrebbe far naufragare l’inchiesta e il processo.

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