Le Mans 2014: le Audi trionfano a sorpresa

Battuta la fortissima Toyota, disastrosa la Porsche di Webber

Il Podio di Le Mans
Il Podio di Le Mans - dal profilo Facebook del Wec

Doveva essere un duello tra Porsche e Toyota. I giapponesi, dopo un anno di apprendistato, erano convinti di potersela battere alla pari con le Audi, dominatrici a Le Mans, negli ultimi quindici anni. Eppure, non solo le Audi R18 E-TRON Quattro sono state le più fortunate, ma anche le più solide psicologicamente e meccanicamente conquistando, con la vettura numero 2, affidata a André Lotterer, Marcel Fässler e Benoît Tréluyer e la numero 1 di Tom Kristensen, Marc Gené e Lucas di Grassi, una doppietta che, alle 15 di sabato, era difficile da preventivare.

La maratona francese era partita bene per i favoriti giapponesi: la Toyota, quella in pole condivisa da Wurz-Nakajima e Sarrazine,  aveva assunto la leadership della gara con un passo gara inavvicinabile. Per quanto il prototipo ibrido giapponese apparisse imbattibile, però, la Porsche era sempre alle sue costole. Una gara tiratissima che ha lasciato i 250mila spettatori con il fiato sospeso. Soprattutto durante la notte.

Nel buio de La Sarthe, infatti, la Toyota in prima posizione ha ceduto: un componente elettrico è andato a fuoco, facendo appassire i sogni di gloria dei giapponesi. Dopo dodici ore di gara, infatti, la seconda  TS040 Hybrid in gara era già nelle retrovie della top class, dopo un incidente avvenuto sotto il diluvio pochi minuti dopo lo start. La TS040 Hybrid di Davidson, Buemi e Lapierre riuscirà, però ad agguantare un podio consolatorio.

Eppure, fino a poche ore dalla bandiera a scacchi, la leadership della corsa era appannaggio di Webber e della Porsche che, con la sua 919 – Hybrid non sono arrivati, però, neanche sul podio. L’auto pià competitiva, guidata dall’asso australiano, si è ritirata nel finale dopo aver ceduto la prima posizione all’Audi. L’altra è arrivata undicesima assoluta, dietro ai privatissimi svizzeri del Rebellion Team. Unico neo, nel capolavoro Audi: una R18 non ce l’ha fatta, ed è quella nel cui equipaggio c’era l’italiano Bonanomi. Nella classe Lmp2 ha vinto l’Oak Racing che ha portato a casa anche un eccellente settimo posto assoluto.

In Gte-Pro, invece, era impegnato Giancarlo Fisichella con Gimmi Bruni e Toni Vilander, dopo un epica battaglia tra le Aston Martin e con le Corvette. E questo è un trionfo bellissimo per Maranello, maturato nonostante la potenza delle vetture inglese e americana apparisse superiore. A compensare, le doti telaistiche della 458 Italia e, soprattutto, lo stint di Fisichella che, durante la notte ha dato spettacolo facendo valere il suo passato da top driver in Formula1,  regalando a Maranello una tra le poche soddisfazioni di stagione.

Nella classe Gte-Am, dedicata ai gentleman driver, l’ha spuntata l’Aston Martin dei danesi Hansson, Poulssen e Thiim che, con il loro diciannovesimo posto assoluto, hanno fatto mangiare la polvere a molti equipaggi composti da professionisti.

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