Formula1, la stagione 2014 è fantastica e i motori turbo sono meravigliosi: facciamocene una ragione

Formula 1, GP Malesya
Formula 1, GP Malesya

C’è una cosa che non ho mai capito: perché i fan della Formula1 sono “così”, così conservatori, antipatici e, banalmente, gretti. Parole forti, ma che, con la maggior parte della stagione andata sono lo specchio di come i fan del Circus non hanno capito un accidente della rivoluzione del turbo e della Formula1 ibrida. Partita nello scetticismo generale, la stagione 2014 si sta confermando come la più bella degli ultimi 15 anni: sorpassi, guai tecnici e una rivalità in Mercedes che è esplosa, riaprendo un campionato che la Mercedes aveva in tasca. Di cos’altro abbiamo bisogno, noi appassionati?

Il motore turbo fa un bel suono, facciamocene una ragione

Davvero rimpiangiamo il rumore degli aspirati? Ce lo ricordiamo quel rumorino da Moulinex dei V10 e di V8? Davvero “quello” era il rumore di una macchina da corsa? Io sarò anche un fondamentalista della tecnica, ma su di me i motori turbo hanno sempre esercitato un fascino pazzesco, con quel sibilo della turbina e quel motore sordo, basso, quasi minaccioso pronto a scatenare una potenza da urlo. Sarà un’idea un po’ romantica, ma un motore turbo è talmente arrogante da potersi permettere di non fare rumore, consapevole della sua potenza e della sua assoluta superiorità anche tecnologica, rispetto a un motore aspirato che, sinceramente, nell’era del V8 non ha fatto chissà quali meraviglie: il record di velocità in gara è roba del 2005. Basta questo per dire basta ala nostalgia?

Ci siamo lamentati un decennio dei sorpassi e dello spettacolo: eccolo, no?

A proposito di nostalgia, qualcuno si ricorda la stagione 2004? Certo, stravinse la Ferrari, ma vi ricordate che noia mortale? Fu devastante: Schumacher partiva, Barrichello (tendenzialmente) lo seguiva e Montoya rosicava (vedi Imola 2004). Detto ciò, poca roba. Non è che con Vettel le cose siano migliorate, ma almeno il DRS ha permesso di rendere un po’ più incerte le corse almeno a metà classifica. Certo, l’aerodinamica la fa da padrone e ormai le nostre conoscenze, nel settore, sono talmente evolute che per migliorare lo spettacolo è stato introdotto un giochetto come il DRS. Non sarà una grande soluzione, è vero, ma, oggettivamente, qual era l’alternativa? Una Formula Ford con gli steroidi? Anche qui, cerchiamo di essere seri.

Una rivalità d’altri tempi

Sarà che sono un giovnastro, ma non ricordo, a parte il 2007, una rivalità così accesa tra due compagni di squadra. I vegliardi ricorderanno l’86 di Prost e Piquet, oppure, l’epopea della McLaren Honda con il Professore e Senna. Ma, come detto, io sono dell’87: troppo giovane. Quindi, per quelli della mia generazione, questo è il riferimento. E che riferimento. Nella lotta di quest’anno ci sono molte storie possibili che solo la scarsa fantasia dei commentatori non vede. Nello scontro Rosberg Hamilton, io vedo molte cose: vedo il figlio di papà tedesco, biondo con gli occhi azzuri, cresciuto nel Principato di Monaco che fa a cazzotti col negro, outsider di origine caraibica il cui babbo faceva tre lavori per sostenere la carriera del figlio. E’ vero che Hamilton ha vinto un mondiale, ma tra i due rivali sono talmente distanti che questa dinamica di classe non può non far parte della narrativa. E il pubblico, per quanto Rosberg (fenomeno vero penalizzato da vetture non all’altezza) abbia ormai prenotato il mondiale, il pubblico, a Spa, ha emesso il suo verdetto: sta con l’Obama delle quattro ruote, e ha ragione perché Rosberg in Belgio è stato inqualificabile punto e basta.

Un marketing da rifare

Non si è mai visto un brand che parlava male del proprio prodotto. La stagione 2014 è stata preparata nel peggiore dei modi, con Ecclestone arrabbiatissimo per il rumore e spaventatissimo dalle nuove Power Unit. Ora siamo a Monza, la stagione è quasi finita ma siamo tutti là a leccarci i baffi per vedere se Ricciardo ce la farà ad approfittare dei disastri Mercedes. C’è voluto un po’, ma mentre la Formula1 affonda, viene da chiedersi quanto sia sostenbile un business che si regge sui diritti Tv delle pay-per-view ma vede ridursi il pubblico. Davvero gli sponsor sono disposti a investimenti milionari per uno spettacolo che vedono in pochi. Certo, qualificati, ma irrimediamilmente pochi? A questa domanda se ne aggiunge un’altra: la Formula1 non ha una strategia social, non ha reparto marketing degno di questo nome. Sarà il caso che se ne doti?

Ah, la Ferrari…

Non ho parlato di Ferrari. Onestamente, sarebbe meglio stendere un velo pietoso. Tuttavia, per parlarne, prendo spunto dalla vicenda di Jules Bianchi, parcheggiato in Marussia in attesa che uno tra Raikkonen e Alonso gli lasci (forse…) il volante. Visto cosa fa Ricciardo e visto cosa fa la Red Bull con il 17enne Verstappen viene da chiedersi perché si ostinino a parcheggiarlo in fondo allo schieramento senza un futuro. Viene da chiedere che qualcuno salvi il soldato Banchi prima che il suo talento sfiorisca sperando prima, però, che a Maranello trovino il modo di trasformare la Ferrari in una vettura di Formula1 vincente.

E voi? Che ne pensate?

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