Sebastian Vettel: biografia del talento che ha conquistato i tifosi della Ferrari

Talento precocissimo e campione di grande spessore, Seb ha ripercorso la via del suo idolo giovanile Michael Schumacher. Cui lo lega una profonda amicizia…

Ha riportato l’entusiasmo a Maranello, rivelandosi un personaggio a tutto tondo: simpatico, solare, vincente. Più di quanto non fosse immaginabile prima che arrivasse in Italia.

Stiamo parlando di Sebastian Vettel, ovviamente, un campione che – forse in troppi se ne erano scordato dopo appena un anno “difficile” – resta uno dei più grandi e cristallini talenti apparsi in Formula Uno.

Curioso è notare come la Germania, grandissima protagonista dell’automobilismo pionieristico fra le due guerre, capace di sfornare straordinari piloti come Hans Stuck, Bernd Rosemeyer, Rudi Caracciola, Manfred Von Brauchitsch o Hermann Lang ma rimasta incredibilmente povera di talenti dopo il rovinoso ultimo conflitto mondiale – se si eccettuano Wolfgang Von Trips e qualche interessante ma poco vittorioso pilota degli anni ’70 – sia adesso invece una incredibile fucina di talenti in grado di sostituire negli annali chi sembrava insostituibile, ovvero l’immenso Michael Schumacher.

Un talento fuori dal comune

Sebastian_Vettel_2015_Malaysia_podium_2Che Vettel non fosse un pilota come tutti gli altri lo si è capito piuttosto presto: penultimo di quattro fratelli, aveva come idoli della sua infanzia Michael Schumacher e Michael Jackson.

Provò a fare il cantante ma realizzò presto di non averne le capacità: per questo, e anche per i risultati scolastici non eccelsi, si dedicò all’altra sua passione, i motori. Per fortuna, aggiungiamo noi.

A otto anni iniziò la sua avventura con i kart ottenendo vari successi passando nel 2003 al campionato tedesco di Formula BMW che l’anno successivo, a 17 anni appena compiuti, vinse ottenendo 388 dei 400 punti massimi realizzabili.

Nel giro di due anni divenne protagonista del Campionato Europeo di F.3 rimanendo sempre nell’orbita della BMW. La casa tedesca nel 2006 rilevò la scuderia Sauber tentando con grandi ambizioni il salto in F.1 e Sebastian Vettel era nel novero dei giovani piloti che si alternavano come terza guida del Team dietro ai titolari Jacques Villeneuve e Nick Heidfeld.

Al GP del Canada dell’anno successivo, Robert Kubika – altro giovane in ascesa che aveva scalzato Villeneuve – ebbe un grave incidente che lo costrinse a saltare la gara successiva ad Indianapolis.

“Seb” ebbe così la grande occasione di debuttare da titolare: fra lo stupore generale fu settimo in prova e chiuse ottavo in gara nonostante un paio di escursioni sull’erba.

Il tedesco segnò il primo dei suoi record: a 19 anni, 11 mesi e 14 giorni era il più giovane pilota della storia ad aver segnato punti in classifica del Campionato Mondiale, un limite vertiginosamente abbassato quest’anno da Max Verstappen.

Monza 2008
Monza 2008

Dagli esordi al capolavoro di Monza

Quella gara fu la chiave della sua carriera. A fine luglio la scuderia Toro Rosso – satellite della anglo-austriaca Red Bull, fondata sulle ceneri della vecchia Jaguar dal “magnate delle bevande energetiche” Dietrich Mateschitz – licenziò l’americano Scott Speed ed offrì il volante al giovane Sebastian. La BMW commise il capitale errore di lasciarlo partire – una valutazione clamorosamente sbagliata che avrà nel tempo conseguenze rovinose e che porterà alla rinuncia della casa di Stoccarda nel 2009 – e Vettel entrò definitivamente nell’orbita Red Bull.

Dopo alcune gare di ambientamento, Seb si inventò una strepitosa prestazione nel GP del Giappone, nel corso del quale fu anche in testa ma che si concluse con un errore di inesperienza che lo vide tamponare la McLaren di Lewis Hamilton quando era terzo.

Nella gara successiva in China chiuse al quarto posto e si guadagnò la conferma per la stagione 2008. La piccola Toro Rosso, che altri non era che la storica Minardi rivitalizzata dai capitali Red Bull, affrontò la nuova stagione forse non consapevole di quale incredibile talento avesse a disposizione. Le prestazioni di Seb seguirono un crescendo impressionante: Vettel “macinò” il compagno di squadra Sebastien Bourdais, approdato in F.1 con grandi credenziali dopo una lunga serie di successi nella F. Cart americana, e si dimostrò uno dei pochissimi piloti che riusciva veramente a far contare il suo “piede” più che la sua macchina. Il capolavoro fu al GP d’Italia a Monza.

Durante le prove, complice una pioggia battente, Vettel staccò una incredibile pole position che lasciò sbigottito tutto il circus: ma quello che accadde la domenica in gara fu al limite della fantascienza. Sebastian partì primo sotto la pioggia e fra la sorpresa generale, contro ogni pronostico nonostante il progressivo asciugarsi dell’asfalto, mantenne facilmente la sua piccola “ex-Minardi” davanti a McLaren, BMW, Ferrari e Renault dominando la corsa e diventando a 21 anni, due mesi e 11 giorni il più giovane pilota nella storia della F.1 ad avere vinto un Gran Premio. Incredibile! Ormai era evidente, Sebastian Vettel era un pilota fuori dal comune e il passaggio alla casa-madre Red Bull un passo obbligato.

Red Bull - Vettel 2011

Gli anni dei trionfi

Il resto è storia conosciuta: nel 2009 Seb lottò fino alla fine con Jenson Button e la sorprendente Brawn GP, ma il vantaggio dell’avversario accumulato nella prima parte della stagione grazie alle soluzioni tecniche innovative della scuderia nata dalle ceneri della Honda, si rivelò incolmabile. Il 2010 fu invece l’anno della consacrazione: dopo una stagione difficile segnata da grandi trionfi e grandi errori e da una durissima lotta con il compagno di squadra Mark Webber e con Fernando Alonso, Vettel si laureò Campione del Mondo all’ultima corsa, il GP di Abu Dhabi, grazie ad una incredibile vittoria e alla giornata nerissima in cui incappo la Ferrari dello spagnolo che aveva il titolo in pugno. A 23 anni e quattro mesi fu, naturalmente, il più giovane Campione del Mondo che la storia della F.1 ricordi. E poi, come in un lampo i titoli 2011, 2012 e 2013 che lo hanno definitivamente lanciato nell’Olimpo dei più grandi di ogni tempo. Oggi, sulle orme del suo mentore Michael, eccolo alla Ferrari. La sua storia di successi promette di non essere finita…

 

Photo Credit: Morio, Alberto-g-rovi, Jane Belinda Smith

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