Niki Lauda: la vita, l’incidente e la carriera di un campione

La storia di un campione uscito da un terribile incidente e tornato grande. Anche fuori dalle piste.

E’ tornato prepotentemente alla ribalta grazie allo straordinario film di Ron Howard Rush, che ha raccontato sul grande schermo l’incredibile epopea del suo duello con James Hunt nel Campionato Mondiale di Formula Uno del 1976, segnato dal suo celeberrimo e tragico schianto del Nurburgring.

Ma Niki Lauda, al di là del successo del film, rimane senza dubbio uno dei più popolari campioni automobilistici di tutti i tempi, capace nel primi anni ’70 di riportare l’entusiasmo in una nazione, l’Austria, che aveva da poco perso tragicamente il suo più grande pilota Jochen Rindt. Niki era (ed è) un uomo davvero fuori dal comune, dal carattere complesso e dal poliedrico talento, dotato di sublimi doti da collaudatore unite alle esuberanze velocistiche che egli ha saputo nel tempo addomesticare diventando maestro di tattica per antonomasia, fino ad essere considerato pilota freddo e calcolatore, esattamente l’opposto delle valutazioni che si facevano di lui ad inizio carriera.

Niki Lauda, Monza 1976

Dagli esordi all’incidente del 1976

La sua storia stessa è un vero romanzo e potrebbe occupare un intero libro. Esordì a 20 anni con una Mini-Cooper che aveva comprato chiedendo un prestito ai suoi nonni, dal momento che la sua famiglia non aveva nessuna intenzione di finanziare le sue velleità automobilistiche.

Ma Niki era, fin da giovane, un grande uomo d’affari prima ancora che un pilota da corsa e impegnando i suoi averi, nel 1971 ottenne una sponsorizzazione di cinque anni dalla sua banca, cosa che gli permise di “comprare” un volante in F.1 con la March. Nonostante due stagioni di apprendistato, Louis Stanley gli offrì un posto alla BRM al fianco di Clay Regazzoni per il ’73, con cui segnò i primi punti mondiali.

Fu proprio il campione ticinese, richiamato a Maranello per la stagione successiva, a suggerire ad Enzo Ferrari di ingaggiare il giovane austriaco, impressionato dalla sua determinazione. Il “Drake”, da sempre affascinato dalle scommesse e che abbondava di “fiuto” per il talento puro, ascoltò Regazzoni e gli offrì un contratto.

Fu in quel 1974 che si iniziò a comprendere la sua straordinaria capacità di messa a punto della vettura – paragonabile forse solo a quella di Michael Schumacher – che gli fruttò i primi trionfi: la “B3” reduce da una stagione fallimentare, si trasformò letteralmente nelle sue mani diventando una macchina vincente. Lauda era però ancora “acerbo” e le sue prestazioni “da urlo” in prova – nove poles – si traducevano solo raramente in una vittoria in gara.

Il resto è più leggenda che storia: la maturazione del suo talento lo portò allo straordinario titolo mondiale del ’75 vinto dominando la stagione; ma il celeberrimo incidente del Nürburgring ’76 – che segnò la fine del mitico circuito tedesco – lasciò sul volto di Niki i segni indelebili del fuoco che avvolse per lunghissimi secondi la sua Ferrari schiantatasi al Bergwark. Fu salvato solo dal coraggio di Brett Lunger, Harald Ertl e Arturo Merzario che lo estrassero dalle fiamme.

 

La celebre conferenza stampa di Monza 1976
La celebre conferenza stampa di Monza 1976

Il grande rifiuto ed il grande ritorno

Dopo tre giorni dall’incidente, nell’ospedale di Vienna, era in fin di vita e ricevette l’estrema unzione. Il suo recupero fu prodigioso e repentino: tornò in pista con incredibile coraggio e in largo anticipo rispetto alle previsioni dei medici per tentare di difendere un titolo mondiale che era ormai già ampiamente conquistato ma che ora gli veniva insidiato da James Hunt.

Nel diluvio del Fuji, ultima gara in calendario, non se la sentì di continuare e si ritirò dopo due giri, lasciando la corona iridata all’inglese. Quel “grande rifiuto” – uno degli avvenimenti più controversi e dibattuti della storia delle corse – segnò l’inizio della fine nei rapporti con Enzo Ferrari, una ferita che non si rimarginò nemmeno con la conquista del Titolo Mondiale ’77, ottenuta grazie ad una sagacia tattica ed una costanza di rendimento che gli permisero di sbaragliare il campo con solo tre vittorie all’attivo. La trasformazione di Niki era compiuta.

Fu proprio a Monza, il giorno della matematica conquista del titolo che annunciò il suo divorzio da Maranello per passare alla Brabham. Due anni discreti – con la “mitica vittoria sulla”BT48C” con “ventilatore” nel retrotreno in Svezia ’78 – e poi il ritiro dalle competizioni, per mancanza di stimoli e per il desiderio di dedicarsi alla costruzione della sua compagnia aerea, la “Lauda Air”. Nel 1982 – c’è chi dice per soldi, chi più romanticamente per nostalgia – l’annuncio shock: Niki Lauda tornava alle corse con la McLaren, una scommessa da molti giudicata una pazzia.

Nel 1984, dieci anni dopo il suo primo titolo, in una Formula Uno profondamente diversa da quella che lo aveva visto esordire tredici stagioni prima, Lauda fu ancora Campione del Mondo, battendo Alain Prost – suo compagno di squadra e futuro “Professore” – di mezzo punto. Dopo un’ulteriore stagione segnata da un certo appagamento, ma nobilitata dalla sua ultima, entusiasmante vittoria a Zandvoort, Niki Lauda appese definitivamente il casco al chiodo.

lauda

Niki Lauda oggi

Oggi la sua popolarità è praticamente immutata. Pur non avendo trascurato gli affari – la Lauda Air è ormai una compagnia internazionale che fa parte dell’Austrian Airlines Group e nel frattempo è nata la compagnia low-cost “FlyNiki”– Lauda non lasciò mai il mondo delle corse, lavorando come consulente per la Ferrari e la Jaguar e come commentatore televisivo per la televisione austriaca. Poi il grande ritorno sulle scene da protagonista come presidente della Scuderia Sportiva Mercedes che ha contribuito fortemente a portare agli attuali livelli di competitività e ai trionfi di questi ultimi anni.

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