L’avventuriero Holtorf torna in Germania dopo il suo giro del mondo durato 25 anni

La storia incredibile di un ex manager che lascia tutto per girare il mondo in auto

Gunther Holtorf
Gunther Holtorf

Una vita da film. Una “vita spericolata” come quella cantata da Vasco. La vita del tedesco Gunther Holtorf che oggi, a 76 anni, è tornato nella sua Germania dopo aver percorso 884.000 chilometri e visitato ben 177 nazioni, insomma, dopo aver compiuto il giro del mondo per 25 anni a bordo della sua Mercedes 300GD.

Gunther Holtorf: la storia

Era il 1989. Il Muro di Berlino cadeva, ci si affacciava all’era di internet, si prefigurava una nuova epoca. Era il 1989 quando il manager di Lufthansa Gunther Holtorf decide di mollare tutto e partire per un viaggio durato 25 anni.

Ad accompagnarlo in quest’avventura sua moglie Beate. Con lei girerà tutta l’Africa fino a quando il loro matrimonio non si chiude. Ma Gunther vuole andare avanti e sa di non potercela fare da solo. Così decide di pubblicare un annuncio sul Die Zeit. A rispondere è una mamma single di 34 anni, Christine, che gli starà vicino per percorrere tutta l’America del Sud per poi risalire in America Centrale, Messico, Canada, Alaska ed Australia. Christine si dimostra un’ottima compagna di viaggio e di vita. La loro avventura continua in Siria, poi nel Kazakhstan, Afghanistan, Turchia, Cuba, Caraibi ed infine in Europa.

Ma nel 2010 accade qualcosa che cambia la vita di Gunther ma non abbatte la sua forza di volontà. Christine muore per un tumore che le era stato diagnosticato sette anni prima. Ma a dargli la forza per continuare l’avventura, ora, c’è Martin, il figlio di Christine, che lo raggiunge per viaggiare attraverso l’oriente: dalla Cina alla Cambogia, ultima tappa del percorso.

Una vita tutta in salita e, oggi, miracolosamente conclusa in discesa. La malaria che lo colpì ben cinque volte, la perdita della chiave della vettura, un ribaltamento in Madagascar, la rottura dei cuscinetti sulle Ande a ben 5.000 metri di altitudine. Nella vita dell’avventuriero tedesco c’è stata morte, malattia, adrenalina, gioia, stanchezza fisica e mentale. Ma quella che non è mai mancata è stata un’incredibile forza di volontà. Una vita, insomma, “che non è mai tardi”.

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