Kimi Raikkonen: l’uomo di ghiaccio della Formula 1

Lo chiamano Iceman sia perché viene dai ghiacci della Finlandia, sia perché glaciale è il suo carattere. Ma Kimi Raikkonen è semplicemente un grande pilota.

Arrivato giovanissimo, a nemmeno ventidue anni, in Formula Uno dopo due anni in F. Renault da 11 vittorie in 14 gare e grazie alla lungimiranza e al fiuto per il talento di Peter Sauber – non nuovo a puntare sui giovani nel circus – Kimi Raikkonen, sebbene giovanissimo, ebbe da subito cucita addosso la scomoda investitura di erede di Mika Hakkinen.

Curiosa, vista a qualche anno di distanza, la vicenda per cui la Federazione Internazionale gli aveva negato inizialmente la Superlicenza, giudicandolo troppo inesperto ed ammettendolo alla gara inaugurale della stagione 1001 a Melbourne solo in “via provvisoria”.

Quando al traguardo finì sesto, si capì subito di che pasta era fatto il suo talento e la “patente” gli fu riconosciuta in via definitiva. Quello che si chiama “riconoscimento sul campo”. Non c’è dunque da stupirsi se la McLaren, in barba alla sua scarsa esperienza, pensò proprio a lui per sostituire il connazionale bicampione del mondo al suo ritiro dalle competizioni all’inizio della stagione 2002.

Ma Kimi era già Iceman, l’uomo di ghiaccio dal carattere chiuso e schivo, ma dalla costanza e dalla tenacia proverbiali, capace di sopportare pressioni, attese e “pesanti” etichette.

 

La prima vittoria del 2003
La prima vittoria del 2003

I primi anni in McLaren ed il trionfo in Ferrari

Fu anche per il suo carattere che fece subito buone cose: nel 2003 trovò la prima vittoria e un secondo posto in classifica seppur a grandissima distanza dal dominatore Michael Schumacher; nel 2005 – dopo un anno sottotono dovuto ad una McLaren non competitiva – contese fino alla fine a Fernando Alonso la corona Mondiale inanellando sette vittorie, non sufficienti però a superare lo spagnolo.

Quando nel 2007 la Ferrari lo chiamò per sostituire l’insostituibile – Michael Schumacher – la prima reazione dell’esigente pubblico italiano fu di scetticismo. Come contraddire il tradizionalmente competente “popolo della Rossa” che si vedeva arrivare in casa un pilota abbastanza lontano dall’avere caratteristiche latine, anzi molto “nordico” nei suoi atteggiamenti, e oltretutto proveniente da secche sconfitte? Kimi però, fece ricredere tutti.

Trionfò subito nella amata pista di Melbourne, diventando uno dei pochissimi ad essere riuscito nell’impresa di vincere all’esordio con il Cavallino. Ebbe poi una leggera flessione che gli costò un po’ di distacco in classifica dal duo McLaren Alonso-Hamilton, ma a partire dal Gran Premio di Francia cominciò ad inanellare una serie di gare a podio che, approfittando anche delle continue schermaglie interne alla scuderia dei sue rivali, che non si amavano affatto, riuscì a presentarsi all’ultima gara in Brasile con sette punti di distacco da Hamilton e tre da Alonso, una distanza comunque difficilmente colmabile.

Ed invece in gara, il sogno della Ferrari si avverò e, per contro si avverarono i peggiori incubi in casa McLaren: Massa e Raikkonen dominarono la corsa, Hamilton dovette arrendersi per problemi meccanici ed il terzo posto di Alonso non bastò quando il finlandese superò facilmente il compagno di squadra prendendo il comando della gara che conservò fini alla fine.

Campione del Mondo 2007
Campione del Mondo 2007

Il primo ritiro ed il ritorno alla Lotus

Quello straordinario giorno di gloria ed il Titolo finalmente raggiunto sembrarono fiaccare la determinazione e la voglia di Kimi che visse altre due stagioni buone ma nulla più al Cavallino – complici probabilmente anche due monoposto meno riuscite della ottima “F2007” – al termine delle quali si separò consensualmente dalla Ferrari e annunciò il suo ritiro dalla F.1 a soli 29 anni.

Decise così di concentrarsi sulle competizioni di rally e partecipò a due edizione del Campionato Mondiale con la Citroen: i risultato però rimasero alterni e la voglia di F.1 in lui si faceva sempre più sentire. L’occasione di entrare nel team di un marchio prestigioso come Lotus tornato in grande stile nel circus per la stagione 2012 era così troppo ghiotta e Kimi si lanciò nella nuova avventura.

Gli scettici, come nel 2007 in Ferrari, anche questa volta si sono dovuti ricredere: il “secondo debutto” di Kimi si è concretizzato in una lunga serie di piazzamenti, nel terzo posto in classifica e nella grande vittoria ad Abu Dhabi che ha riportato sul gradino più alto del podio il team fondato da Colin Chapman dopo 25 anni. E così, nel 2014, ecco il grande ritorno in Ferrari, al fianco di Fernando Alonso ed in vista di una stagione dalle grandi aspettative.

Come sia finita è storia recente: una stagione fallimentare dettata tanto dalla cattiva riuscita della F14T quanto dalla scarsa vena di Kimi, incapace di trovare un feeling accettabile con la vettura. E, di nuovo, lo scetticismo è tornato a circondarlo.

Ma la nuova stagione, affrontata “a luci spente” e rivitalizzata dall’entusiasmo della “nuova Ferrari” lo ha portato ad una in parte inattesa nuova “resurrezione”. Ora Kimi è un’arma importante per la Ferrari e con Sebastian Vettel costituisce una coppia che promette un grande futuro.

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