Jules Bianchi: la biografia dello sfortunato pilota francese

Ritratto di un grande talento troppo presto strappato agli appassionati di F.1. Discendete di una famiglia di appassionati delle corse che ha pagato un pesante tributo alla sua “pericolosa” passione.

Quello che si dice un destino crudele. Non ci sono molti modi di definire diversamente quanto successo a Jules Bianchi, uno dei più promettenti e talentuosi giovani piloti affacciatisi al grande circus della Formula Uno nei primi anni del secondo decennio del nostro secolo e la cui parabola, in continua ascesa, è stata bruscamente interrotta dal tremendo ed incredibile incidente occorsogli durante il Gran Premio del Giappone 2014 sulla pista di Suzuka.

Quel tremendo schianto che lo costringe tuttora ad uno stato di coma dal quale non è stato sapere se potrà risvegliarsi, ha riscritto la sua storia ed un po’, forse, anche quella della stagione automobilistica successiva: molti, infatti, dopo gli ottimi risultati ottenuti con la non certo fulminea Marussia e stante i suoi consolidati trascorsi nella Ferrari Academy, lo davano promosso pilota titolare alla corte di Maranello al posto del deludente Kimi Raikkonen.

Ed invece il destino aveva scelto per Jules tutt’altra strada che quella di un volante in Ferrari. Una strada fatta di operazioni chirurgiche, di danni celebrali dalle conseguenze ancora sconosciute e di attesa da parte della sua famiglia.

Jules in F.3 nel 2009
Jules in F.3 nel 2009

Quel giorno a Suzuka

E non possiamo che partire da lì, dal quel maledetto giorno di Suzuka, per raccontare la sua purtroppo breve carriera.

5 ottobre, domenica: mancano nove giri alla fine di una corsa travagliata dal mal tempo nella quale Jules veleggiava al diciassettesimo posto alle prese con le bizze di una vettura non certo competitiva.

Adrian Sutil con la sua Force India, perde il controllo della vettura sull’asfalto viscido alla curva numero 7: la direzione di corsa, con una decisione difficile e discutibile sulla quale le indagini sono state troppo frettolosamente concluse, non ha inviato sul tracciato la Safety Car, peraltro rimasta a lungo in pista in fasi precedenti della gara, ma si è limitata alla “doppia bandiera gialla” nonostante un mezzo di soccorso fosse ai bordi della pista per tentare di spostare la vettura del tedesco ferma in una via di fuga.

Con la sua Marussia, il giovane francese, che aveva da Sutil circa un mezzo giro di distacco, ha perso il controllo della sua Marussia esattamente nello stesso punto, ma per sua sfortuna e nonostante una velocità non eccesiva e stimata intorno ai 126 kilometri orari, la vettura ha impattato il bordo della gru, infilandosi letteralmente “sotto” al pesante mezzo. Incredibile ed assurdo per una Formula Uno che fa della sicurezza, testimoniata da vent’anni senza incidenti mortali, un suo cavallo di battaglia.

Lucien Bianchi nel 1968
Lucien Bianchi nel 1968

La famiglia Bianchi, una stirpe di piloti

La famiglia Bianchi ha già pagato un pesante tributo alla sua atavica e radicata passione per le corse automobilistiche. Emigrati da Milano negli anni fra le due guerre, i Bianchi si stabilirono in Belgio dove il bisnonno di Jules fu assunto come meccanico nella sua Ecurie Belge dal migliore pilota francofono del tempo, John Claes.

I suoi figli Mauro, nonno di Jules, e Lucien crebbero così a pane e motore fino a diventare due dei più popolari e vincenti esponenti della tradizione belga in fatto di piloti. Lucien era il più talentuoso fra i due: ebbe una ottima carriera anche in F.1 in particolare con la Cooper, ma era nelle competizioni sport che sapeva dare il suo meglio e nel 1968, dopo aver trionfato in coppia con Jacky Ickx alla 6 Ore di Watkins Glen, vinse con la Ford GT40 di John Wyer – quella dei celebri colori blu e rosso della Gulf – la 24 Ore di Le Mans con Pedro Rodriguez.

Ma fu proprio la pista della Sarthe a tradirlo: l’anno successivo morì infatti durante le prove ufficiali guidando una Alfa Romeo.

Anche Mauro pagò la duramente la sua passione: la sua carriera fu infatti interrotta da un terribile incidente proprio a Le Mans ’68, nell’edizione vinta da suo fratello, quando centrò un muro con la sua Alpine che condivideva con Patrick Depailler. La vettura esplose e Mauro ne uscì gravemente ferito ma vivo per miracolo. Fu la sua ultima corsa.

Il giovane Jules

Jules Bianchi, 2012Nato a Nizza e per questo cittadino francese, anche Jules aveva ereditato un talento fuori dal comune. L’aveva mostrato fin dal suo debutto in Formula Renault datato 2007, continuando a mietere successi anche in F.3 nel biennio 2008-2009 ed in GP2 dal 2010.

E’ in questo periodo che le sue ottime prestazioni lo fanno notare all’entourage di Stefano Domenicali, team principal Ferrari, che lo fa entrare nel novero dei giovani talenti della Ferrari Academy, perorando la sua causa per diventare terzo pilota Force India nel 2012 e titolare alla Marussia, dotata dei motori Ferrari, dal 2013.

Nonostante la vettura non eccelsa, Jules non ha mancato di mostrare il suo talento: non c’è dubbio che la giornata della “consacrazione” a stella emergente sia stata quella del Gran Premio di Monaco 2014, quando Jules portò per la prima ed unica volta nella sua storia la squadra russa a punti, finendo nono.

Pochi mesi dopo i fatti di Suzuka, che hanno tolto alla F.1 uno dei più interessanti nuovi talenti.

 

Photo Credit: AngMokio, Morio

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