Jules Bianchi: come sta il giovane pilota di F1 dopo l’incidente di Suzuka

Situazione stabile e futuro tutto da scrivere. Jules Bianchi è ancora all’ospedale di Nizza in stato di incoscienza. Le ultime dichiarazioni della famiglia.

Le notizie dal reparto neurologico dell’Ospedale Universitario di Nizza, filtrate come è doveroso che sia dalla famiglia, arrivano con il contagocce e la riservatezza è giustamente totale.

Ma l’ultima comunicazione pubblica – a quattro mesi di distanza dalla precedente – fatta dal padre di Jules Bianchi, lo sfortunato pilota che versa ancora in coma dopo l’incredibile ed assurdo incidente occorsogli nello scorso Gran Premio del Giappone a Suzuka dove la sua Marussia era finita contro una gru improvvidamente entrata in pista per spostare un’altra vettura, lascia qualche seppur flebile barlume di speranza.

Il giovane pilota versa ancora in condizioni stazionarie nel nosocomio francese, dopo che vi era stato trasferito in novembre dal paese nipponico in cui era stato più volte operato per cercare di ridurre i danni celebrali causati dal tremendo impatto. Jules è ancora privo di conoscenza e, sebbene il coma non sia più indotto, non si è ancora svegliato.

A sei mesi dall’incidente il padre Philippe ha rilasciato nei giorni scorsi una intervista al quotidiano francese Nice Matin dove fa il punto della situazione giudicandola sostanzialmente stabile dal punto di vista medico – gli organi e le funzioni vitali sono autonome – ma anche dal punto di vista neurologico, cosa che non lascia ancora presagire a nessuno, medici compresi, quello che potrà succedere.

Rispetto a prima, c’è però una piccola novità: Jules reagisce al contatto con chi gli è intorno stringendo le mani, anche se è impossibile ad oggi sapere se si tratta di un “segnale” positivo o di una semplice mossa involontaria.

Insomma, Bianchi ha lottato come un leone fino qui, sopravvivendo nonostante le speranze per lui in tal senso fossero labili, ma adesso è giunto ad una sfida ancora più difficile e dal futuro del tutto misterioso. Non resta, infatti, che aspettare per capire se potrà risvegliarsi dal suo lungo “sonno”. E sperare che lo faccia il più presto possibile.

 

 

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