Gomme antimine: Michelin si prepara alla guerra

L’azienda francese ha sviluppato uno pneumatico a bassissima pressione che velocizza le operazioni di bonifica

Il grafico Michelin paragona la pressione esercitata sul terreno dal carroarmato con quella di un uomo di 80 kg e quella di un coniglio
Il grafico Michelin paragona la pressione esercitata sul terreno dal carroarmato con quella di un uomo di 80 kg e quella di un coniglio

Michelin investe sulla bonifica dalle mine antiuomo e sviluppa un nuovo pneumatico che dovrebbe rendere più semplice e più veloce il lavoro dei militari impegnati in mezzo mondo per la rimozione delle mine antiuomo.

Dieci anni di ricerca

Lo pneumatico LX PSI 710/75 R 34 di Michelin è il frutto di dieci lunghi anni di ricerca nel settore Innovazione e Sviluppo che ha lavorato a lungo sugli pneumatici a bassissima pressione. Questa gomme infatti pesa 200 chili ma viene realizzata interamente a mano e viene gonfiata a una pressione di 0,3 bar. Con il risultato che uno dei mezzi antimine più diffuso al mondo, il Souvim II, peso 7,5 tonnellate, ottiene una pressione sul terreno di soli 360 grammi per centimento quadrato. Un dato eccezionale se si pensa che un uomo di 80 chili, camminando, esercita una pressione sul suolo di 660g/cm2. Un passo avanti straordinario, visto che lo pneumatico permette di passare dai 5 chili per centimetro quadrato del mezzo con ruote normali ai 360 grammi.

150 km di strade al giorno

Questo risultato potrebbe portare a una rapida accelerazione dei veicoli, riuscendo così a bonificare fino a 150 chilometri di strade a una velocità media di 20 chilometri orari. Lo pneumatico consente di procedere sul campo minato senza far scattare le mine, perchè la superficie di gomma spugna, spessa 10 centimetri, permette di deformarsi ricalcando la superficie delle mine che così non si attivano al passaggio.

Vietate le mine antiuomo

Questo sviluppo nella lotta alle mine antiuomo potrebbe dare un aiuto importantissimo laddove si è impiegato questo strumento bandito dal Trattato di Ottawa del 1994 ma utilizzato a lungo ad esempio in Afghanistan, in Angola e nell’ex Jugoslavia. Terminati i conflitti, le mine sono rimaste, mettendo a repentaglio la vita dei civili che abitavano vicino alle zone più pericolose.

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