Felipe Massa: le sliding doors fra Ferrari e Williams

Da collaudatore a pilota titolare del Cavallino, da quasi campione del mondo a vivo per miracolo nello spazio di pochi mesi. Il profilo di Felipe Massa

Uscì nel 1998 ed aveva come protagonista Gwyneth Paltrow. Si chiamava Sliding Doors e fu un film di discreto successo: raccontava due storie parallele, due destini decisamente differenti che avrebbero segnato la vita di una persona soltanto a partire dal fatto che fosse riuscita o meno a prendere in tempo un banale treno della metropolitana.

Bene, cosa c’entra, direte voi, questa digressione cinematografica con la storia di Felipe Massa? C’entra molto, perchè l’idea di sliding doors descrive piuttosto bene la carriera del pilota “tascabile” di San Paolo, segnata soprattutto da due episodi fondamentali che ne hanno segnato indelebilmente il corso.

Il primo è del 2008, e precisamente il 2 novembre: Felipe si appresta a vincere il Titolo Mondiale di Formula Uno dominando in lungo ed in largo il Gran Premio del Brasile sul circuito di intelagos, in mezzo al tripudio del pubblico in delirio assiepato sugli spalti nonostante la pioggia torrenziale. Il suo rivale numero uno Lewis Hamilton, sulla McLaren, è quinto, piazzamento insufficiente per beffare Massa e strappargli la Corona. Ma all’ultimo giro, entrando sul rettilineo finale Timo Glock, quarto, sbaglia l’insrimento di una marcia della sua Toyota e regala un facile sorpasso ad Hamilton…

E così con un solo punto di vantaggio, 98 contro 97, Lewis conquista il suo primo titolo mondiale, nonostante i sei successi stagionali di Felipe Massa. Una beffa atroce e probabilmente immeritata che segnò, incredibile a dirsi allora, la sua ultima vittoria, almeno fino ad oggi.

 

Felipe ad Interlagos 2008. Dietro di lui il "famigerato" Timo Glock
Felipe ad Interlagos 2008. Dietro di lui il “famigerato” Timo Glock

L’incidente di Budapest

Sliding doors. La seconda “pietra miliare” della carriera di Felipe accade solo qualche mese dopo, durante le prove ufficiali del Gran Premio di Ungheria a Budapest. Quell’anno la F10 non era particolarmente competitiva e gli aveva riservato poche soddisfazioni. Mentre procedeva in piena velocità, un frammento meccanico staccatosi dalla vettura di Barrichello che lo precedeva, lo centrò sulla visiera del casco e gli si conficcò nella tempi. Pochi centimetri più in la e sarebbe stata la fine. Sliding doors.

Fu quell’episodio che segnò probabilmente la sue successive e grigie stagioni in Ferrari. Eppure Felipe aveva iniziato la carriera con i crismi del grandissimo talento. Nato nel 1981 a San Paolo nel mito di Senna, Felipe iniziò a praticare il karting praticamente ancora bambino e debuttò in Formula Chevrolet nel 1998.

Lasciò il natio Brasile nel 2000 per disputare il Campionato Italiano di F.3 che subito vinse, come fece pure l’anno successivo con quello internazionale di F.3000. Insomma, a colpi di vittorie il giovane Felipe si ritrovò a 21 anni in F.1 con la Sauber.

 

Alla Sauber nel 2005
Alla Sauber nel 2005

Dalla Ferrari alla Williams

Fu una buona stagione che gli permise di entrare a far parte della Scuderia Ferrari con l’iniziale ruolo di pilota di riserva nel 2003. Dopo due anni ancora alla Sauber – che aveva come oggi i motori Ferrari ed ottenne Felipe “in prestito” – ecco la grande occasione: sostituire come seconda guida la fianco di Michael Schumacher il connazionale Rubens Barrichello.

E quello con il Cavallino fu un matrimonio lungo otto stagioni, una longevità in Rosso che solo pochi piloti hanno avuto e con numeri non indifferenti: 139 Gran Premi, 11 vittorie, 15 pole position e 36 podi. Il 2008, come ricordato fu la stagione migliore con quello sfortunatissimo Titolo sfiorato ma fu seguito da un lungo grigiore susseguente all’incidente di Budapest che portò al divorzio con Maranello al termine dell’ennesima annata deludente nel 2013.

L’arrivo in Williams e la buona competitività della vettura 2014 di sir Frank sembra averlo rivitalizzato e Felipe, ormai veterano del circus, è tornato stabilmente fra i top driver, alla caccia di quella vittoria che gli manca ormai da sette lunghi anni.

 

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