Bernie Ecclestone: l’uomo che ha trasformato la Formula 1 in un patrimonio

Bernie Ecclestone che, ad 84 anni suonati, rimane ancora, nel bene e nel male, il “padrone” della Formula Uno.

Bernie Ecclestone con Michael Schumacher e la ex-moglie Slavica Radic nel 1991
Bernie Ecclestone con Michael Schumacher e la ex-moglie Slavica Radic nel 1991

Tre mogli, tre figlie ed un patrimonio multimilionario che, almeno secondo la rivista americana Forbes, lo pone al quarto posto nella speciale classifica degli uomini più ricchi e potenti dell’intero Regno Unito con un patrimonio stimato di circa 4,2 bilioni di dollari. Passano gli anni e cambiano piloti, macchine, scuderie e protagonisti: lui, invece, è sempre al suo posto, immarcescibile, inossidabile, irremovibile, intramontabile.

Si tratta, lo avrete capito, di Bernie Ecclestone che, ad 84 anni suonati, rimane ancora, nel bene e nel male, il “padrone” della Formula Uno. Lui che, da giovane pilota si è trasformato in team manager e poi nel “grande burattinaio” del circus della F.1, un po’ business-man ed un po’ impresario.

Qualunque opinione si abbia in merito all’operato del vecchio Bernie, è indubbio il fatto che nessuno come lui ha segnato la storia della Formula Uno dal punto di vista della sua evoluzione e diffusione, trasformandola da un mondo di appassionati un po’ naif ad un gigantesco business internazionale dove spesso, suo malgrado, lo sport è andato in secondo piano sacrificato alle regole dello show-business.

Ma Bernie non è solo questo: è anche un testimone unico che ha attraversato l’automobilismo sportivo lungo gli ultimi 60 anni vivendo in prima persona tutta la sua incredibile epopea che si è dipanata, negli anni, parallelamente alla sua. Quella che ha trasformato un ragazzo di Ipswich che iniziò come meccanico nel potente deux-ex-machina di oggi.

Figlio di un pescatore con la passione per i motori

Già, perché se tutti conoscono tutto del Bernie di oggi – i suoi tre matrimoni, l’ultimo “segreto” e sontuoso, nel 2012 con la modella brasiliana Fabiana Flosi dopo quello burrascoso con Slavica Radic finito nel 2009 e quello “giovanile” con Ivy Bamford del 1952 e le sue tre vulcaniche figlie Deborah, Tamara e Petra – pochi sanno che da giovane le sue velleità erano quelle di diventare pilota.

Si affacciò nel mondo della F.1 quando i motori erano anteriori, le gomme strette, gli sponsor praticamente inesistenti così come le misure di sicurezza. Bernard Charles Ecclestone nacque nell’ottobre del 1930 in un piccolo villaggio del Suffolk. Suo padre faceva il pescatore e lui a sedici anni abbandonò gli studi per seguire la sua passione per i motori e la meccanica. La sua abilità negli affari fu precoce e così da giovanissimo mise in piedi un business nella compravendita di automobili che si rivelò di successo, cosa che gli permise di assecondare la sua voglia di indossare un casco e lanciarsi su una pista con un volante in mano.

Dalla Connaught alla Brabham

1981 United States Grand Prix WestNella seconda metà degli anni ’50, costituì così una propria scuderia, cosa invero piuttosto comune in quell’epoca. Dopo diversi tentativi poco brillanti nelle formule minori, Il 18 maggio 1958 si iscrisse con una vecchia Connaught al GP di Monaco, ma non riuscì a qualificarsi per la gara segnando in prova solo il 21° tempo.

Era il 1958 ed il Campione del Mondo quell’anno fu Mike Hawthorn, inglese grande e dimenticato, al volante della Ferrari. Fu forse allora che si arrese: non aveva abbastanza talento per fare il pilota. Ma in compenso abbondava nel fiuto per gli affari e nella capacità manageriale.

Si dedicò quindi completamente alla direzione della sua scuderia. Nel 1970 la svolta: dopo diversi anni di buon successo nelle formule minori, Ecclestone rilevò dal vecchio campione Jack Brabham, che intendeva ritirarsi a 44 anni, la scuderia che questi aveva fondato con il suo nome otto anni prima e con cui aveva già vinto due Titoli Mondiali. Bernie divenne così proprietario della Brabham, entrando dalla porta principale nel grande circus che aveva solo sfiorato fino ad allora.

Una ascesa inarrestabile

Fu in quei quasi vent’anni da team manager – conditi da numerose vittorie ed due Titoli Mondiali con Nelson Piquet – che Bernie divenne punto di riferimento dell’associazione dei costruttori – la FOCA – e, con il tempo, numero uno della FOM (Formula One Management), la società da lui stesso fondata e che ha acquistato dalla Federazione Internazionale il diritto di sfruttamento dell’immagine della Formula Uno, un impegno cui si dedicherà con tutto sé stesso fino a lasciare la Brabham al suo destino – la scuderia ceduta da Bernie qualche anno prima fallì nei primi anni ’90.

Da allora Bernie, oggi perfino bisnonno, è sul ponte di comando della F.1 e, nonostante le traversie giudiziarie e gli “incidenti” fiscali cui è incorso di recente, non sembra avere alcuna intenzione di farsi da parte. Se sia un bene per l’automobilismo sportivo o no lo diranno i prossimi anni. Per ora, Bernie resta saldo al suo posto…

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