Legge anti-Uber: illegittima secondo la Corte Costituzionale

Costituisce secondo la sentenza "un limite alla libertà di iniziativa economica"

La Corte Costituzionale ha annullato la legge anti-Uber approvata nel 2015 dalla Regione Piemonte. Sancita l’illegittimità, sono state ritenute fondate le questioni sollevate dalla Presidenza del Consiglio.

“ESERCIZIO ABUSIVO”

Secondo la norma regionale “il servizio di trasporto di persone, che prevede la chiamata, con qualunque modalità, di un autoveicolo con l’attribuzione di corresponsione economica”, poteva “essere esercitato esclusivamente dai soggetti che svolgono il servizio di taxi e di noleggio con conducente, pena l’applicazione di sanzioni amministrative previste per l’esercizio abusivo di tali servizi” indicate nel nuovo Codice della Strada.

CONTRO IL LIBERO MERCATO

“Definire quali soggetti siano abilitati a offrire talune tipologie di servizi è decisivo ai fini della configurazione di un determinato settore di attività economica – si legge nella sentenza depositata oggi a Palazzo della Consulta – si tratta di una scelta che impone un limite alla libertà di iniziativa economica individuale e incide sulla composizione tra operatori economici nel relativo mercato” e tale profilo “rientra a pieno titolo nell’ampia nozione di concorrenza” di cui tratta l’articolo 117 della Costituzione quanto a “legislazione esclusiva” dello Stato.

INTRECCI

Gli Ermellini, rilevano dunque che “è noto che, rispetto all’assetto delineato dalla legislazione statale in vigore, che risale nei suoi tratti essenziali al 1992, l’evoluzione tecnologica e i cambiamenti economici e sociali conseguenti, suscitano questioni variamente discusse non solo nelle sedi giudiziarie, ma anche presso le autorità indipendenti e le istituzioni politiche, per la pluralità degli interessi coinvolti e i profili di novità dei loro intrecci”.

INVITO AL LEGISLATORE

Riguardo ad “alcune modalità di trasporto a chiamata mediante applicazioni informatiche, interrogativi analoghi a quelli oggi posti a questa Corte – si osserva nella sentenza – sono attualmente in discussione anche in seno all’Unione europea, in molti degli Stati che ne fanno parte, nonché in numerosi altri ordinamenti in tutto il mondo. Nel contesto di un dibattito così animato, relativo a fenomeni la cui diffusione è grandemente agevolata dalle nuove tecnologie, è comprensibile che, soprattutto delle aree metropolitane più direttamente interessate, si levi la domanda di un inquadramento giuridico univoco e aggiornato”. Ed è per questo, conclude la Consulta,  che “è auspicabile che il legislatore competente si faccia carico tempestivamente di queste nuove esigenze di regolamentazione.

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 0 Media: 0]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

diciannove − quattro =