bollo auto

Il bollo auto è una tassa che i guidatori italiani conoscono bene, ma che spesso viene ritenuta “scomoda” e inutile. Proprio per questo pur essendo numerose le situazioni di mancato pagamento, è importante conoscere quali sono le conseguenze a cui si può andare incontro.

LE CONSEGUENZE PER CHI SCEGLIE DI NON PAGARE – Se si sceglie in maniera consapevole di non saldare l’importo previsto per il bollo auto può comunque cercare di rimediare in un secondo momento. In questi casi è previsto il cosiddetto “ravvedimento operoso”, ovvero una sanzione prevista per l’utente in base all’entità del ritardo. E’ possibile versare l’importo al massimo entro un anno ma se si paga entro i primi 14 giorni dal ritardo viene applicata una sanzione sull’imposta pari allo 0,1% per ogni giorno di ritardo. Dal 15esimo al 30esimo giorno, la sanzione si riduce invece a 1/10, dal 30esimo al 90esimo scende al 1,67% e dal 90esimo giorno a un anno la sanzione è pari al 3,75%. Chi invece decide di pagare più di un anno dopo rispetto alla data di scadenza non potrà più usufruire del “ravvedimento oneroso”. In questi casi è prevista una vera e propria multa pari al 30% più un interesse dello 0,5% per ogni sei mesi di ritardo. Nel caso in cui si decida di non pagare la tassa ricederà da parte della Regione di residenza una richiesta di pagamento con accertamento dell’imposta evasa: questo avvertimento entro tre anni decorrenti a partire dall’anno successivo a quello in cui il pagamento doveva essere effettuato. Se, ad esempio, il bollo deve essere pagato nel gennaio 2016, l’accertamento deve avvenire entro il 31 dicembre 2019.

COSA ACCADE IN CASO DI INADEMPIMENTO PROTRATTO – Se l’utente continua a non saldare l’importo per il bollo auto per un periodo prolungato riceverà una cartella esattoriale di Equitalia in cui viene indicata la data in cui la tassa è dovuta. Equitalia ha la facoltà di procedere con il pignoramento del conto corrente. Se il conto è destinato allo stipendio mensile si può pignorare solo per le somme che eccedono la misura di tre volte l’assegno sociale, ossia da 1.345,56 euro in su. Per tutti gli stipendi successivamente versati, il pignoramento può estendersi a massimo un quinto della mensilità stessa. L’ente può arrivare a pignorare la pensione di un quinto, (salvo il minimo vitale che ammonta a 672,78 euro), lo stipendio e i beni mobili. Sono esclusi il pignoramento della casa o di altri beni immobili (opzione possibile solo se il debito supera 120 mila euro e l’ipoteca sulla casa (il debito deve superare i 20mila euro). Un’altra misura che può essere intrapresa in caso di mancato pagamento del bollo auto è il fermo del veicolo. Non appena l’importo sarà saldato totalmente sarà possibile tornare a utilizzare la propria vettura.

QUANDO IL PAGAMENTO NON E’ PIù DOVUTO – Il bollo auto arriva a prescrizione dopo tre anni, che decorrono dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui l’imposta deve essere pagata. Se viene notificata una cartella di Equitalia, il bollo si prescrive dopo tre anni che decorrono a partire dal 1°gennaio dell’anno successivo a quello in cui la cartella è stata consegnata. Dopo tale termine Equitalia non può più procedere né a pignoramenti, né a fermo auto. Se invece la vettura risulta essere in leasing o in usufrutto spetta effettuare il pagamento alla scadenza del termine utile per il pagamento, risultano essere rispettivamente utilizzatori, usufruttuari, acquirenti con patto di riservato dominio del veicolo al Pra.

Ricordiamo comunque che anche in caso di mancato saldo del bollo auto è possibile circolare fino a che non si è arrivati al fermo macchina. A chi invece non paga per tre anni consecutivi la vettura verrà radiata dall’ufficio dal Pra: verranno ritirate la carta di circolazione e la targa dell’automobile.

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