Auto aziendale: le peculiarità dell’uso promiscuo

I vantaggi e i versamenti da effettuare all'Erario

La proposta dell’auto aziendale a uso promiscuo può rappresentare un valido incentivo che il datore di lavoro offre ai dipendenti. Cerchiamo di capire in maniera più approfondita come avviene e il trattamento legislativo a riguardo.

I PRIVILEGI – Compreso tra i cosiddetti fringe benefit, il bonus porta ai beneficiari un eccellente risparmio sia relativo alle spese d’acquisto che alle canoniche operazioni accessorie quali manutenzione ordinaria e straordinaria, assicurazione, oltre ai vari procedimenti burocratici. Il veicolo, solitamente preso a noleggio, costituisce – come ricorda l’Assolombardia – un compenso in natura, da esporre in cedolino ed assoggettare a tassazione ordinaria.

GLI SCONTI – Fiscalmente il costo viene abbattuto, relativamente all’azienda, fino al 70% riguardo all’IRES, mentre è interamente deducibile dall’imponibile IRAP in base alle disposizioni contenute nell’articolo 164 del TUIR. Secondo l’art.51, la quantificazione monetaria da indicare nella busta paga è pari al 30% dell’importo corrispondente – tolte le eventuali trattenute – ad una percorrenza annua convenzionale di 15.000 km. Le spese di gestione/manutenzione e quelle relative al carburante non vanno invece considerate. Il calcolo avviene sulla base delle tabelle ACI, elaborate entro il 30 novembre di ogni anno e comunicate al Ministero delle Finanze che provvede alla pubblicazione entro il 31 dicembre, con effetto dal periodo d’imposta successivo.

PUNTUALIZZAZIONE SUI TRIBUTI – Determinante stabilire inoltre il motivo che ha indotto alla concessione del mezzo. Se a scopi esclusivamente personali il corrispettivo viene calcolato con il criterio del valore normale e dunque il titolare dell’impresa potrebbe dedurlo in qualità di onere per attività dipendente, nel limite dei costi effettivamente sostenuti. Al contrario, quando la macchina viene affidata a puro utilizzo aziendale il lavoratore non gode di alcun beneficio imponibile mentre in capo all’impresa operano determinati abbuoni. Un errore diffuso è la fatturazione della vettura con IVA, in realtà già compresa nelle tabelle ACI.

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