Eolo, auto ad aria compressa: una vettura al centro della teoria del complotto

Il modello avrebbe dovuto essere prodotto a Broni, in Lombardia, ma qualcosa andò storto e alla fine 77 operai furono licenziati.

Teoria del complotto su auto ad aria compressa
Eolo avrebbe dovuto avere un’autonomia di 300 km. Per percorrere 100 km sarebbero dovuti bastare 0,77 euro di energia elettrica.

Ci sono auto avvolte nel mistero. Modelli il cui sviluppo è stato problematico e la commercializzazione accidentata. Vetture rivoluzionarie e tecnologicamente avanzate che promettevano di cambiare le abitudini degli automobilisti e risolvere il problema dell’inquinamento. Una di queste è senza dubbio la GM EV1, ma un’altra ha catalizzato l’attenzione dei media a lungo, anzi ancora oggi finisce spesso sulle copertine dei giornali: Eolo, l’auto ad aria compressa.

 

Una storia iniziata nel 2001 a Bologna

Il prototipo di Eolo, l’auto ad aria compressa, fu presentato nel 2001 al Motorshow di Bologna. Progettata da Guy Nègre, chiacchierato ingegnere francese con un passato in Formula 1, Eolo è un brevetto di proprietà della Motor Development International (MDI), casa automobilistica con sede in Lussemburgo specializzata proprio nella progettazione di auto ad aria compressa.

 

300 km di autonomia

Secondo i dati forniti nel 2001 e successivamente aggiornati, Eolo avrebbe dovuto avere un’autonomia di 300 km. Per percorrere 100 km sarebbero dovuti bastare 0,77 euro di energia elettrica, fondamentale per permettere la compressione dell’aria nelle bombole. Questo modello di auto ad aria compressa avrebbe dovuto raggiungere i 110 km/h, emettendo, dal “tubo di scappamento”, solo aria a -10°.

 

Doveva essere prodotta in Lombardia

L’auto ad aria compressa Eolo non è, tuttavia, mai entrata in produzione. Il principale problema per lo sviluppo del mezzo pare essere il congelamento del blocco motore, a causa delle basse temperature dell’aria chiamata ad azionare i pistoni al posto del carburante. Alcuni imprenditori italiani, nel 2003, avevano stretto un accordo con MDI per produrre la vettura a Broni, in Lombardia. Dopo aver acquistato uno stabilimento e aver assunto 77 operai, altre fonti parlano di oltre 100 lavoratori, MDI si tirò indietro. Il personale fu messo prima in cassa integrazione e poi licenziato.

 

Teoria del complotto

A metà dello scorso decennio in Rete circolava una mail, come fosse una catena di Sant’Antonio, nella quale si spiegava che la mancata produzione su scala industriale di Eolo era dovuta alla potente lobby del petrolio, contraria alla diffusione delle auto ad aria compressa per non perdere il proprio potere. Eolo al centro di una teoria del complotto? No, non sembrerebbe proprio. La tecnologia delle auto ad aria compressa non è ancora matura e i modelli presentati fino ad ora danno più di un problema, anche in fase di sviluppo. È maggiormente probabile che sia MDI ad aver millantato un’efficacia mai ottenuta.

 

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