foto Wikipedia, Andrea Pavanello

Usufruire di un veicolo aziendale per adempiere al proprio lavoro è di usanza assai frequente: nel corso degli anni (e a volte) questi beni fisici, da considerare proprietà a tutti gli effetti, sono stati oggetto di diverse manovre attuate per eludere la tassazione per fini puramente personali e non sempre societari, ad esempio. Per evitare “furbate” da parte di dipendenti e/o dirigenti, entrano quindi in vigore diverse norme e sistemi per regolarizzare la propria posizione all’interno di un contesto non più familiare: sussistono dunque tipologie di veicoli concessi per uso esclusivamente aziendale, personale e promiscuo con relativa fiscalizzazione.

VEICOLO CONCESSO PER USO PROMISCUO – Per uso promiscuo, si intende la concessione dell’auto aziendale a categorie di dipendenti più meritevoli e/o impegnati in mansioni che prevedono frequenti spostamenti: tutto questo è naturalmente considerato come un vero e proprio benefit, soggetto a tassazione in busta paga o cedolino mensile (deducibile per la società). Attraverso questo sistema non è comunque possibile delegare per intero (da parte del beneficiario) i costi legati all’utilizzo del mezzo alla propria ditta, ciò significa che entrambe le parti vengono corredate da diritti e doveri reciprochi: a partire dall’anno 2008 e, tramite sentenza della Comunità Europea, l’Italia è obbligata a riconoscere la detrazione dell’IVA sull’acquisto di auto, oltre a rimborsare la suddetta tassa non detratta negli precedenti; i dipendenti cui è offerta l’opportunità di muoversi molto frequentemente con l’auto aziendale, dunque, possono approfittare di un regime di deduzione pari al 70% su acquisto, gestione, manutenzione e quote di ammortamento del veicolo.

DETRAZIONE FISCALE PER USO PROMISCUO – Per sostenere un esempio pratico, un datore di lavoro (impresa) che acquista nel 2016 un autoveicolo dal valore ammortizzabile di 30.000 euro per concederlo (in uso promiscuo) è sottoposto ad una deducibilità massima, aliquota ammortamento fiscale e quota di ammortamento fiscale: la deducibilità fiscale massima è pari a 21.000 euro (ovvero il 70%) e l’aliquota corrisponde al 20%; attraverso un breve calcolo l’azienda risparmia dunque ben 4.200 euro. Un dipendente sottoposto al sistema invece, deve tener conto del valore chilometrico delle Tabelle ACI 2016 (suddivise in base a veicolo) e del fringe benefit tassato, ovvero la somma corrisposta “in natura” dall’azienda al beneficiario (costituisce un reddito personale).

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